Il Tirreno

Grosseto

SCUOLA

Presidi in rivolta, dimissioni in massa dal sindacato

Gabriele Baldanzi
Presidi in rivolta, dimissioni in massa dal sindacato

Sempre più responsabilità, stipendio fermo al palo: 28 dirigenti scolastici della provincia di Grosseto avviano una clamorosa protesta

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GROSSETO. I dirigenti scolastici della provincia di Grosseto sono sul sentiero di guerra. Nel mirino il legislatore, il Parlamento, ma soprattutto i sindacati di appartenenza, sia a livello provinciale che regionale, i quali - si legge in un documento diffuso ieri sera - «non interpretano le legittime rivendicazioni della categoria e in particolare la forte contrarietà per l'esclusione dai ruoli unici della dirigenza statale».

Di cosa stiamo parlando? Spiegarlo in due parole non è semplice. In pratica da sempre i dirigenti scolastici sono confinati in una sorta di limbo (la cosiddetta area 5ª), a tutti gli effetti dirigenti di rango inferiore rispetto a ogni altro dirigente pubblico. Negli ultimi mesi c'è stato un riordino della materia (il Decreto legislativo 1557) ma di nuovo i presidi sono stati tagliati fuori; ferme restando, quindi, retribuzioni enormemente inferiori rispetto a quelle qualsiasi altro dirigente di secondo livello e con la solita miriade di responsabilità, peraltro sempre in aumento. E in effetti un dirigente scolastico ha una doppia veste, quella di organo dell'amministrazione dello Stato (anello di una catena complessa che lo lega a Roma) e di organo dell'istituzione scolastica (figura apicale di un ente a sé stante).

Nel ruolo unico ci saranno tutti i dirigenti della pubblica amministrazione, compresi quelli delle agenzie e degli enti non economici, con esclusione dei présidi. Per parlare di questo ennesimo smacco nei giorni scorsi a Grosseto si è riunito il coordinamento dei dirigenti delle istituzioni scolastiche (ecco il nome corretto), che rappresenta 28 istituzioni sulle 32 presenti in Maremma. Un'assemblea molto partecipata in cui è stato ribadito un profondo disagio per la mortificante situazione professionale della categoria.

«Ancora una volta, e senza più appello – si legge nella nota – i dirigenti scolastici vengono relegati in una sorta di "riserva", in cui far stazionare una dirigenza pubblica di serie B o più semplicemente una non-dirigenza, in virtù di una specificità (la capacità didattiche) che, lungi dal rappresentare un plusvalore, viene assunta a stigma di una perenne minorità».

Insomma i presidi si sentono mortificati, ghettizzati e se la prendono con la «ragion di stato sindacale», che accomuna tutte le organizzazioni rappresentative della categoria: «Siamo stufi di chi firma contratti che hanno sempre più svilito e in nessun modo accolto le istanze dei dirigenti scolastici, evidentemente queste persone sono certe della consueta rassegnazione della categoria, ma stavolta non sarà così».

Per protesta, non potendo attuare scioperi che toccano l'opinione pubblica, cioè i cittadini e le famiglie, i dirigenti scolastici grossetani (non tutti per la verità, ne mancano all'appello 3 o 4) hanno deciso di revocare le proprie deleghe alle organizzazioni sindacali di appartenenza, invitando a fare altrettanto tutti i colleghi delle altre province della Toscana e delle altre regioni.

Il comunicato diffuso ai giornali porta la firma di Maria Cristina Alocci, Maria Luisa Armillei, Assunta Astorino, Antonella Baffetti, Fiorella Bartolini, Anna Rita Borelli, Paola Brunello, Roberta Capitini, Anna Maria Carbone, Alfonso De Pietro, Claudia Giannetti, Daniela Giovannini, Gloria Lamioni, Cinzia Machetti, Patrizia Matini, Roberto Mugnai, Fabio Maria Risolo, Marcella Rossi, Nunziata Squitieri, Rosa Tantulli e Maria Grazia Trani.

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