La manifestazione
Nuove indagini sulla salute
Geotermia e malattie, Ars e Asl annunciano: «Non più stime ma visite personali»
FIRENZE. Le criticità sanitarie sull’Amiata geotermica ci sono. E restano anche dei limiti nei metodi degli studi epidemiologici condotti fino ad oggi. Per questo stanno per arrivare novità sulle indagini per valutare la salute degli amiatini. Lo dice la stessa l’Agenzia regionale di sanità in una nota congiunta con l’Asl 9 di Grosseto, diffusa ieri per rispondere alle polemiche intorno alla questione dello sfruttamento geotermico e delle sue possibili conseguenze sulla salute e sull’ambiente.
Appena a maggio l’Asl, citando i rapporti dell’Ars, spiegava che «i determinanti delle debolezze riscontrate nel profilo di salute dell’area geotermica sud non siano tanto da ricercare nell’esposizione ambientale alle emissioni geotermiche, quanto a un mix di fattori che includono aspetti occupazionali, stili di vita individuali, determinanti familiari e genetici, altre esposizioni ambientali ed elementi al momento non noti. La mortalità generale, per tutte le cause, del resto, non si discosta dal dato regionale, come avviene anche nelle altre aree geotermiche della Toscana». Insomma, non sarebbe l’esposizione ai vapori geotermici la causa della maggiore incidenza di molte gravi malattie in Amiata.
Oggi il tono della nota è più prudente. «Senza dubbio la complessità del contesto territoriale, ambientale e sanitario dell’area amiatina rende necessari approfondimenti su linee di ricerca specifiche e più mirate», scrivono Asl e Ars.
La nota ribadisce che le indagini fatte «fanno pensare a un ruolo comunque marginale dell’esposizione alle emissioni geotermiche» nelle «criticità sanitarie» (cioè l’aumento di certe malattie). Però riconosce che le attuali indagini «hanno mostrato chiaramente che i cittadini dell’Amiata hanno un profilo di salute meno buono di quelli che vivono nell’area geotermica tradizionale di Larderello».
E, ancora, ribadisce che «l’insieme dei segnali raccolti col tipo di indagini finora condotte porta a escludere che ci sia un legame di causa-effetto tra geotermia e stato di salute». Allo stesso tempo però riconosce che le criticità sanitarie in Amiata restano così come restano alcuni limiti nel modo con cui sono condotte le indagini.
Serve, insomma, un metodo diverso. È per questo che l’Ars ha presentato un nuovo programma di ricerca, approvato da poco dalla Regione, che promette «un salto di qualità anche per i metodi che saranno messi in campo e mira a fare maggiore chiarezza sulle condizioni di salute dei cittadini e sulle possibili cause dei problemi rilevati».
Il focus dell’indagine sarà sui comuni di Arcidosso, Santa Fiora, Castel del Piano, Abbadia e Piancastangnaio. Sarà costituito un Osservatorio permanente sulla salute in Amiata, che diventerà il punto di riferimento sia per i cittadini che per gli amministratori.
La cosa veramente nuova è che si passa da indagini basate su dati aggregati a livello comunale – com’è stato fino ad ora – a un’impostazione basata sulla raccolta di dati individuali, cioè delle singole persone. «Ciò – spiega la nota – farà la differenza, soprattutto nella valutazione dell’esposizione personale agli inquinanti presenti in quest’area: soprattutto acido solfidrico, mercurio, arsenico e altri metalli. Non più quindi stime su dati comunali, ma valutazioni a livello individuale, con campagne di monitoraggio biologico utilizzando campioni di sangue, urine e altre matrici umane, ma anche animali e vegetali». Sarà anche valutato nel dettaglio il ruolo e il contributo degli altri fattori di rischio, delle abitudini di vita, e saranno sotto osservazione non solo gli esiti sanitari più gravi, come i decessi e i ricoveri, ma anche le malattie e i problemi meno gravi. Saranno cioè sostanzialmente prodotti nuovi dati mediante la ricostruzione di casistiche cliniche e visite mediche, questionari e interviste sulle storie personali degli amiatini.
Francesca Ferri
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