Il dolore
Feniglia, il Comune fa querela
«Diffamati attraverso i social»: la giunta Cerulli affida a un avvocato il compito di sporgere denuncia
MONTE ARGENTARIO. Tremila euro per presentare un esposto querela e difendere l’operato del Comune di Monte Argentario.
La decisione l’ha presa l’amministrazione comunale a tutela dell’operato dei suoi uffici e nasce dall’annosa vicenda della demolizione delle casette della Feniglia. La giunta Cerulli ha infatti dato incarico all’avvocato Giuseppe Nicosia del foro di Grosseto di inoltrare un esposto querela per i possibili contenuti diffamatori che sarebbero stati diffusi attraverso i social network.
L’ente sarebbe anche poi pronto a costituirsi parte civile nel caso ce ne fossero i presupposti, in modo da poter ottenere il risarcimento dei danni subiti o che potrebbe subire.
Ma cosa è successo? È successo che qualcuno, con affermazioni forti fatte correre attraverso la Rete, ha accusato di “abusivismo” non coloro che hanno costruito le casette in Feniglia, ma il Comune che ha di quelle casette ha disposto la demolizione.
Un braccio di ferro che va avanti da anni, che è arrivato al Consiglio di Stato, che sembrava ormai concluso e che invece, con questa querela sembra davvero non poter mai ambire a una soluzione pacifica.
Da un lato infatti c’è il sindaco Arturo Cerulli che non ha intenzione di arrestare la sua marcia verso le demolizioni delle casette ritenute abusive e quindi da buttare giù senza tanti discorsi; e dall’altra ci sono coloro che hanno costruito e che sostengono di averlo fatto in virtù di regolari permessi.
Si, perché chi ha le casette in Feniglia dice di averle legittimamente costruite in virtù di permessi rilasciati proprio dal Comune dell’Argentario. Permessi di cui si parlerebbe anche in una sentenza, ma che di fatto non ci sarebbero, tanto da far classificare queste abitazioni come abusive.
«Sono cresciuto qua _ dice colui che è dietro la pagina facebook, Feniglia storica demolizioni abusive _ e mi sarebbe piaciuto che potessero fare la stessa cosa i miei figli, ma sembra proprio che non sarà possibile». L’uomo è rammaricato perché, dice, «se mi è stato negato un condono per un bagnetto, fatemi buttare giù il bagno, non tutta la casa».
Una lunga storia, dunque, fatta di azioni legali ancora in essere, decisione da attendere e ruspe pronte a entrare in azione.
Ma «al di là della denuncia _ ribadisce Cerulli _ noi dobbiamo demolire e andremo avanti con la demolizione». Parole che – oltretutto ripetute da anni e senza mai esitazioni – non lasciano spazio ad alternative.
E a nulla sembrerebbero servire le grida di chi dice di aver costruito regolarmente, di aver legittimamente anche usucapito quel terreno e di essere pronto a lottare strenuamente per far valere le proprie ragioni.
Per querelare, scrivono nella pagina facebook di Feniglia storica demolizioni abusive, «bisogna aver detto cose false ma noi abbiamo detto cose vere e siamo sereni. Abbiamo le prove e se la Procura decidesse di andare avanti ci difenderemo». Si ribadisce che i procedimenti conclusi riguardano il diniego a un condono e che le casine con i permessi non possono essere toccate, pena profumati risarcimenti. Insomma una querelle che va avanti a colpi di azioni legali e carta bollata su cui sembra ancora lontana la parola fine.
Ivana Agostini
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