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Esproprio non pagato: dopo 25 anni stangata per il Comune

Francesca Ferri
Esproprio non pagato: dopo 25 anni stangata per il Comune

Nel 1989 il terreno fu acquisito per 70 milioni di lire. L'ente non versò mai il dovuto e ora, tra una causa e l'altra, si trova a sborsare 170mila euro: quattro volte e mezzo di più

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GROSSETO. Un ritardo di 25 anni per saldare un debito di poco più di 70milioni di lire per l’esproprio di un terreno finisce nel trasformarsi in una megaspesa per le casse del Comune, proporzionata al tempo trascorso e all’attesa accumulata. Da quei 70 milioni di lire di partenza, il debito è infatti lievitato a oltre 170mila euro, quattro volte e mezzo di più. Che i cittadini grossetani dovranno pagare perché venticinque anni fa il Comune non versò subito il dovuto.

La vicenda nasce nel 1989 quando il Comune di Grosseto, guidato dalla giunta Tattarini, avvia nei confronti di due fratelli (fratello e sorella) la procedura di esproprio di un terreno di loro proprietà di 1.340 metri quadrati in viale Giotto, angolo via Tiepolo. Lo scopo è farne un parcheggio.

Passano però dieci anni, ma il Comune non si decide a emanare il decreto di esproprio e, di conseguenza, i proprietari non vedono il becco di un quattrino. Non solo.

Poiché è avviata la procedura di esproprio, il terreno è praticamente congelato: non lo possono, ad esempio, vendere, né affittare, né, insomma, ricavarne alcuna forma di guadagno. Nel 1999, al colmo della sopportazione, i proprietari si rivolgono al tribunale di Grosseto e chiedono che ordini al Comune di versare loro il dovuto. Secondo la perizia iniziale congiunta, fatta cioè sia dal Comune che dai proprietari, il terreno è da definire edificabile e, in base all’indice di fabbricabilità dell’isolato, dove negli anni sono stati costruite molte case, il valore all’acquisizione è di circa 73 milioni e 400mila lire, pari a 37.909 euro.

Il Comune si difende, sostenendo che il terreno non è da considerarsi fabbricabile e che, per giunta, essendo passati i cinque anni previsti per la prescrizione, i proprietari non hanno più diritto al risarcimento. È il 2002 e secondo la nuova perizia il valore del terreno è lievitato a 58.853 euro.

E qui il colpo di scena: il Tribunale di Grosseto dà ragione al Comune: non solo nega ai proprietari il pagamento del terreno, ma – come prassi – mette loro in conto anche le spese processuali. È il 2007 è la vicenda è già diventata “maggiorenne”. Sono infatti passati diciotto anni da quando il Comune ha messo gli occhi su quel terreno ma per i due malcapitati la questione è ancora da risolvere.

I due fratelli decidono così di ricorrere in appello e nel 2008 la causa approda al tribunale fiorentino. Seguiti dall’avvocato senese Marco Comporti, professore in varie università italiane, ribadiscono le loro ragioni, definiscono quella del Comune una «occupazione illegittima» e chiedono non solo il corrispettivo per quel terreno che, ribadiscono, è edificabile. Ma anche il risarcimento di così tanti anni d’attesa, di soldi spesi in perizie e di tanti mal di fegato.

Il 7 ottobre 2014, a venticinque anni esatti dall’inizio della vicenda, la Corte d’appello accoglie le richieste dei due proprietari e condanna il Comune a pagare la somma iniziale con tutti gli interessi maturati in questi anni (136mila euro), tutte le spese di primo e secondo grado (25mila euro), gli anticipi per le consulenze (2.400 euro), le competenze per il tribunale di Grosseto (4.400 euro) e pure le spese di registrazione della sentenza (4.000 euro). Totale, 172.466,47 euro, ovvero quattro volte e mezzo la somma che il Comune avrebbe pagato se avesse saldato subito il suo debito.

E stavolta il Comune ha riconosciuto il diritto ai due proprietari di avere i loro soldi. Il 26 novembre scorso il consiglio comunale ha approvato all’unanimità di saldare il conto, prevedendo il riconoscimento di questo debito come fuori bilancio. Insomma, una spesa non preventivata, nonostante sia rimasta nel limbo per 25 anni.

Dopo un quarto di secolo la vicenda, dunque, si chiude. Resta aperto solo un interrogativo: perché il saldo non fu fatto subito? Difficile risalire alla causa, dopo tanti anni. Fatto sta che l’impasse è costato ai contribuenti grossetani ben 134.557,47 euro in più del dovuto. Non un bel regalo di Natale.
 

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