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Veterinario multato il Comune va in appello

Veterinario multato il Comune va in appello

SCARLINO. Da una parte c’è l’Asl, che contesta una tenuta poco professionale del registro medicinali. Dall’altra c’è un allevatore, che invece sostiene di aver seguito tutte le procedure e di avere...

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SCARLINO. Da una parte c’è l’Asl, che contesta una tenuta poco professionale del registro medicinali. Dall’altra c’è un allevatore, che invece sostiene di aver seguito tutte le procedure e di avere le carte in regola. In mezzo, poi, c’è il Comune di Scarlino, costretto a intervenire per un’ingiunzione di pagamento e ora costituito in giudizio in appello, dove è arrivata questa diatriba. In ballo ci sono oltre cinquemila euro, che l’azienda sanitaria ha imposto come sanzione al medico animale. La diatriba a tre nasce l’agosto di qualche anno fa, quando gli ispettori Asl stilano un verbale d’accertamento in cui si riscontrano diverse violazioni rispetto a quanto prevede la legge. Nello specifico, quella che impone ai proprietari e ai responsabili di animali destinati alla produzione di alimenti di «tenere un registro in cui riportare, relativamente all'acquisto, alla detenzione e alla somministrazione di medicinali veterinari», in cui viene riportato tutto, dai fornitori a quando sono stati vaccinati. Non solo: la normativa impone anche di tenere questo registro per cinque anni. Due punti che non sarebbero stati rispettati secondo gli ispettori dell’Asl, che una volta scritto il verbale hanno inflitto all’allevatore scarlinese ben 5166 euro di multa. L’uomo però non paga, convinto dell’onestà del suo operato, e il Comune è costretto a intervenire facendo partire l’ingiunzione di pagamento per la somma inflitta. Ma anziché saldare quanto stabilito dall’Asl, l’allevatore impugna l’atto del Comune e lo porta davanti al giudice di pace, che rigetta il ricorso e conferma la condanna a pagare. Ma ancora una volta lo scarlinese non si è dato per vinto e ha portato la questione in tribunale a Grosseto, arrivando fino al secondo grado di giudizio, convinto di essere nel giusto e costringendo il Comune a costituirsi parte civile, pagando l’incarico legale circa mille euro. una diatriba che costa cara alle casse pubbliche, in attesa di quella che sarà la sentenza definitiva. (a.f.)

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