Attenzione
«La ditta pagherà ma ora c’è crisi»
L’architetto Daviddi (Acquamarina) spiega il ritardo nella costruzione della cav. Intanto le notifiche arrivano al recapito sbagliato
MARINA DI GROSSETO. Notifiche di pagamento inviate all’indirizzo sbagliato e una crisi economica particolarmente aggressiva nel settore dell’edilizia che mette a dura prova gli affari. Parrebbero questi i motivi per i quali, a fronte di un investimento di diversi miliardi di lire, oggi la ditta Acquamarina non ha ancora saldato i circa 70mila euro (69.538,65, per la precisione), che servono a sanare le difformità riscontrate dai vigili urbani e a poter ritirare la concessione edilizia – sospesa in attesa del versamento – per terminare i lavori.
«La storia della cav Acquamarina è lunga ed è partita male – spiega l’architetto Gino Daviddi, tecnico incaricato dalla cooperativa per le pratiche in Comune – e questo non ha giovato. Per prima cosa, il Comune ha venduto l’area dicendo che era libera, e invece era occupata dal Coseca che era lì in affitto. E già per risolvere questa situazione ci sono voluti due anni».
Poi c’è stato il periodo in cui questo particolare settore edilizio è entrato nell’occhio del ciclone, per alcuni casi in provincia di appartamenti in rta (residenza turistico alberghiera) venduti come residenziali.
«Nel caso dell’Acquamarina – spiega l’architetto – non si tratta di rta ma di case appartamenti vacanze, che dunque possono essere venduti come normali appartamenti che rimangono, però, all’interno di una struttura condominiale. La gente, però, insospettita dagli scandali, si è guardata dal comprare. E dunque la cooperativa non ha venduto nemmeno un appartamento e si è dovuta sobbarcare tutta la spesa dell’investimento di alcuni miliardi di vecchie lire».
La crisi economica di questi ultimi anni ha dato il colpo di grazia. «L’ultimo rallentamento c’è stato quando i vigili hanno riscontrato queste lievi difformità – prosegue Daviddi – per le quali tuttavia il Comune ha dato la sanatoria. In questa situazione, anche 70mila euro non sono pochi da pagare».
A questo si aggiunge un altro “intoppo”. Il Comune, che aspetta questo pagamento dal 2012, ha inviato dei solleciti, ma sono ritornati al mittente. Perché?
Nessun mistero. Da una visura alla camera di commercio risulta che la sede legale della cooperativa, nata a Prato, nel 2009 è stata trasferita a Lucca. Dagli uffici comunali spiegano che spetta alla ditta comunicare eventuali variazioni di indirizzo.
L’impasse non è da poco. Il Comune, spiegano gli uffici tecnici, non può acquisire questo bene, «perché l’ente pubblico – specificano – può acquisire solo le opere che non sono regolarizzabili. In questo caso può solo pretendere il pagamento».
L’architetto Daviddi però chiarisce: «C’è tutta l’intenzione di pagare la sanatoria e completare il lavoro. Quanto alla questione dei pini abbattuti, faccio presente che abbiamo fatto fare uno studio agroforestale molto capillare e che, rispetto al progetto iniziale, sono stati abbattuti circa 25 pini in meno. Del resto, tutta Marina è stata costruita dove un tempo c’era la pineta. O no?».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
