La manifestazione
«Il Tangram è brutto, va spostato»
Su Facebook la sollevazione dei follonichesi contro lo stabilimento balneare attrezzato per i diversamente abili
FOLLONICA. Un'immagine, un commento, e su Facebook scoppia la polemica sull'impatto visivo dello stabilimento balneare Tangram. E se venisse spostato altrove?
«Non voglio fare polemiche di nessun tipo, ma che questa struttura rompa la linearità della spiaggia è vero o no?», è la frase che ha scatenato la bufera sul social network; la dichiarazione unita ad una foto, appartiene all'ambientalista dell'associazione La Duna, Marco Stefanini, che ha pubblicato il suo pensiero nel gruppo, “Il Golfo”, da lui tra l'altro creato, che conta quasi 1200 membri.
L'immagine ritrae un tratto centrale del litorale follonichese, dove nel 2002 sono state realizzate delle strutture in legno che d'estate accolgono la spiaggia attrezzata Tangram, stabilimento a fruibilità universale gestito dalla cooperativa sociale Il Nodo.
Le mareggiate degli ultimi giorni hanno fatto sì che il mare arrivasse a toccare i locali dell'attività, che si sviluppa perpendicolarmente rispetto all'arenile, differentemente dagli altri stabilimenti follonichesi, che sono tutti realizzati parallelamente al mare, a diversi metri di distanza dalla battigia insomma.
Da qui la polemica: quella struttura è troppo impattante. «Andrebbe sicuramente tolta senza se e senza ma», commenta un follonichese, mentre c'è chi, pur trovandosi d'accordo con Stefanini a livello estetico, crede che sia giusto «chiudere un occhio», vista la finalità che ha quel bagno, e cioè il poter accogliere tutti, normodotati e non, grazie ad accessi e accortezze particolari studiate appunto per allargare la ricettività anche a chi si trova su una sedia a rotelle, per esempio.
Così tra chi difende a spada tratta la presenza dello stabilimento e chi invece sostiene che a livello estetico è un brutto colpo d'occhio, c'è anche chi sostiene che nel bando di gara era prevista la rimozione invernale delle strutture in legno. E alla fine interviene anche la cooperativa il Nodo. «Siamo i primi ad essere consapevoli dell'impatto della struttura sull'arenile – spiegano i gestori - per questo motivo evitiamo nel periodo invernale di recintarlo con reti provvisorie da cantiere come fanno tutti i gestori di stabilimenti balneari, per limitare e contenere gli atti vandalici; l'impatto visivo sarebbe certamente peggiore. La cooperativa ha partecipato alla gara per la concessione dell'arenile con la struttura cosi concepita dagli uffici tecnici del Comune, (si parla degli anni 1996/97), quando la configurazione della spiaggia era differente anche per via del pennello a protezione della stessa poi rimosso e sostituito dalle soffolte. Se il progetto prevedeva da una parte la facile rimozione, dall'altra richiedeva opere che rendevano impossibile lo smontaggio al termine della stagione estiva. La struttura nasce cosi come ora la vedete, non è stato aggiunto nessun elemento; il bar, ora lambito dal mare, c'è sempre stato».
Dalla cooperativa spiegano di aver studiato insieme all'amministrazione anche l'ipotesi di uno spostamento dello stabilimento (l'idea sarebbe quella di trasferirlo nei pressi della Colonia Marina), idea che però, per adesso, pare impossibile da realizzare per delle complicazioni oggettive. «Stiamo valutando alcune soluzioni per fare fronte alle criticità sollevate in questo dibattito, in primis la disposizione della struttura perpendicolare alla linea di costa con gli evidenti problemi che questo comporta – concludono dal Nodo - Confidiamo anche che i prossimi lavori di manutenzione alle soffolte restituiscano un pò di spiaggia. Quindi il Tangram non è bellissimo, ma ci stiamo lavorando».
Polemica scoppiata in inverno, quando ancora si potrebbero trovare delle soluzioni per mettere d’accordo tutti, soprattutto considerando la finalità di quella struttura.
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