Sicurezza
Gatti randagi, il Comune pensa al rifugio
I volontari non riescono a gestire l’emergenza dei mici: «Siamo costretti a dar loro da mangiare sui sassi e sulle foglie»
MASSA MARITTIMA. «A Massa Marittima si sa che cos’è il randagismo?», chiedeva alcuni giorni fa una volontaria su Internet. La risposta è sì, solo che non è semplice da gestire, soprattutto quello felino. In Comune infatti il fenomeno è uno dei più discussi e affrontati negli uffici.
Per quanto riguarda i cani e i canili qualcosa si sta muovendo, grazie anche alla variante urbanistica approvata da poco che permetterà di individuare un’area nel territorio in grado di accogliere gli amici a quattro zampe. Al contrario, è apertissima la discussione sul fronte gatti, affrontato al momento un passo alla volta. Rispondendo alla volontaria, il sindaco Marcello Giuntini ha detto che si sarebbe interessato al riguardo e ora le associazioni aspettano una risposta, visto che la situazione non è certo delle migliori. Anzi, «è tragica» spiega la volontaria stessa.
«I gatti vivono in totale trascuratezza. Siamo costretti a dargli da mangiare sui sassi e tra il fogliame, molti sono ammalati, altri vengono investiti – racconta - Tutto ciò accade qui a due passi dal paese e non è giusto voltarsi dall'altra parte e credere che questo sia solo un problema se non addirittura o un dovere altrui». Condizioni pietose, insomma, che non rappresentano l’unico problema a riguardo. C’è anche come viene gestito questo problema, in carico (appunto) solo ai volontari. «Perché deve essere solo un problema di pochi e non di tutti? – dicono gli interessati - I pochi in questione naturalmente sono le persone di buon cuore che senza alcun aiuto tutti i giorni dedicano tempo e soldi alla cura di cani e gatti abbandonati o lasciati nascere e vivere in totale non curanza». Questo in buona sostanza il succo della questione: i gatti randagi sono molti a Massa Marittima, a prendersi cura di loro ci sono solo i volontari (che fanno tutto di tasca loro) mentre il Comune sta iniziando a valutare il problema.
Giuntini, dal canto suo, una mezza idea l’ha già proposta: «si potrebbe avviare una collaborazione fra il Comune e le associazioni per favorire l'adozione dei randagi» e «in questo l'azione dei volontari è assai preziosa». E se questa è una proposta basata sulle relazioni, un’altra concreta consiste in quella variante che permetterà di costruire nuovi centri di accoglienza per gli animali. Magari, a questo punto, anche i gatti (il documento è nato infatti pensando ai canili).
«L'idea sarebbe appunto quella di avere un rifugio con dei ripari per toglierli dalla strada, dove poterli accudire – continuano i volontari - che poi ci sia una collaborazione tra associazioni e volontari che ben venga». Una soluzione, quella del piccolo centro, che avrebbe ottime ripercussioni anche sul piano igienico, come spiega un’altra volontaria intervenuta nella discussione nata su Facebook. «Per fare un esempio, ricordo che una micosi è una zoonosi: se si diffonde in una colonia si ha maggiore rischio di contagio per altri animali domestici, ma anche per l'uomo. Questo per sottolineare che anche da un punto di vista sanitario creare dei ricoveri dove poter esser sicuri di trovare sempre i gatti, o ancor meglio un'area apposita, basta una recinzione con delle casette, per poter isolare i malati e curarli, sarebbe di vantaggio per tutti». Se sono tanti e sono randagi, la cosa peggio che può capitare è che si ammalino e magari allarghino la malattia a macchia d’olio.
«Capisco che i problemi sono tanti ma tutto ciò non è civilmente accettabile – conclude la cittadini che ha lanciato la discussione - Da cittadina che paga le tasse mi aspetto delle risposte più concrete». «Lasciatemi informare – è stata la risposta del sindaco un paio di settimane fa - e poi, se volete, ne riparliamo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
