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Grosseto

il racconto choc

«Dicevano: è spacciata E ben due ospedali hanno respinto Alice»

«Dicevano: è spacciata E ben due ospedali hanno respinto Alice»

GROSSETO. I soccorritori hanno bussato a tre ospedali. Alice era in un lago di sangue. Un camion l’aveva appena travolta mentre era ferma sulla strada. Rotto il bacino, rotto il femore, rotti i polsi....

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GROSSETO. I soccorritori hanno bussato a tre ospedali. Alice era in un lago di sangue. Un camion l’aveva appena travolta mentre era ferma sulla strada. Rotto il bacino, rotto il femore, rotti i polsi. Un’emorragia interna se la stava portando via. «Eppure i primi due ospedali, pubblici, non l’hanno voluta ricoverare. Secondo loro non aveva speranza», racconta la sorella, Romina Borsetti, 35 anni. «Alla fine i parenti che abitano là sono riusciti a trovare una clinica privata che ha accettato di curarla – prosegue –. Ma certo si sono persi minuti preziosi».

Nella tragedia dell’Honduras, dove la vita di una giovane coppia di sposi, Alice Borsetti, 27 anni, e Samuele Pandolfi, 30, è stata sconvolta per sempre dalla morte di lui e dalle gravissime ferite di lei, c’è una pagina amara che riguarda i soccorsi.

A differenza dell’Italia, dove il servizio sanitario pubblico è accessibile a chiunque abbia bisogno di cure, a prescindere da possibilità economiche, nazionalità e stato sociale, in Honduras – come nei civilissimi Stati Uniti – se non sfoderi la carta di credito puoi vederti negata l’assistenza. Anche in caso di vita o di morte. Alice, che si è salvata probabilmente grazie al fatto che il corpo del marito ha attutito l’impatto, ha quindi rischiato due volte.

La giovane donna ancora non sa che Samuele non è sopravvissuto. «Comincia a ricordarsi di quel che è successo – spiega la sorella Romina – e chiede come stanno gli altri. Di Samuele non le è stato ancora detto. Non è per raccontarle una bugia ma solo perché nelle sue condizione uno choc del genere non lo potrebbe sopportare. I suoi valori stanno lentamente risalendo. Speriamo che possano stabilizzarsi il prima possibile perché possa essere operata». Serve infatti ancora un intervento a collo e bacino per fermare l’emorragia e poterle far affrontare il viaggio di ritorno.

Quella in cui si trova Alice è, secondo le parole di Romina, un’ottima clinica. Oltre all’altra sorella, Simonetta, 41 anni, volata subito in Honduras, Alice ha un’infermiera che la segue personalmente.

Intanto le autorità honduregne hanno verbalizzato il racconto del testimone chiave dell’incidente. Che ha confermato che la coppia era scesa dalla moto, che forse era addirittura ferma, quando è stata travolta dal furgone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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