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ambiente e mattone

Dal Piano regolatore alle norme "salva bosco": il caso della cav Acquamarina

Francesca Ferri
Uno dei blocchi della cav Acquamarina a Marina di Grosseto
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Uno dei blocchi della cav Acquamarina a Marina di Grosseto

Marina di Grosseto, a metà anni Duemila inizia la costruzione di 72 appartamenti in pineta: oggi non sarebbe possibile

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GROSSETO. Come è possibile che un Comune possa autorizzare la distruzione di tre ettari di pineta per costruirci case, si chiedevano a metà anni Duemila gli ambientalisti contrari alla costruzione del maxicomplesso di 72 appartamenti a Marina di Grosseto? Per di più in una zona dove insistono due vincoli, idrogeologico e paesaggistico?

Oggi non sarebbe possibile. Ma quando la ditta fece domanda, le norme lo consentivano. La realizzazione di 8.500 metri cubi di edificato in pineta è infatti prevista nella variante al Piano regolatore generale (padre dell’attuale Regolamento urbanistico) del 1996. Tuttavia, e questa è stata l’obiezione sollevata allora, è anche vero che nel 2000 la Toscana approva la legge forestale 39 che, all’articolo 41, stabilisce che «la trasformazione del bosco riveste carattere di eccezionalità essendo, come regola, vietata».

L’eccezionalità di abbattere una pineta è ribadita all’articolo 80 del regolamento forestale della Toscana del 2003 che specifica che i motivi per cui abbattere gli alberi sono di ordine ambientale, idrogeologico o economico produttivi. Ancora più chiaro è l’articolo 20 del Piano territoriale di coordinamento, che stabilisce che «i Comuni non ammettono alcuna riduzione delle... pinete costiere di pino marittimo, domestico e d’Aleppo», che perfino l’apertura di cesse o viali tagliafuoco eventualmente necessaria per prevenire incendi può essere autorizzata solo in «casi di comprovata necessità» e dopo aver dimostrato che non ci sono soluzioni alternative di minore impatto, e che, ad ogni modo, «nelle aree boscate sono comunque sempre vietati interventi di nuova edificazione».

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