Proteste
Evade e va a dormire dalla fidanzata
Doppio arresto per un tunisino messo ai domiciliari in attesa del processo dopo un raid sulle auto in sosta in via Ticino
GROSSETO. Seifeddine ha passato la notte della fidanzata, Elisa. Doveva restare ai domiciliari in casa di suoi connazionali, in via Clodia, dopo essere stato arrestato per un furto e un tentato furto sulle auto in sosta, in attesa del processo di ieri mattina. Ma l’ambiente non era adatto, lui lì non si è trovato bene da subito. E poi lui voleva andare da Elisa.
Ed è lì che la polizia di stato l’ha trovato, dopo averlo inutilmente cercato al mattino al domicilio imposto dal pm (come avviene ormai da tempo per effetto del decreto svuota-carceri). E lo ha nuovamente arrestato, stavolta per evasione. Seifeddine Manai, tunisino di 26 anni, adesso resta in carcere, non si può fare altrimenti. E ad Elisa, corsa in Tribunale per provare ad assistere al processo (a porte chiuse), non è rimasto altro che salutarlo da qualche metro di distanza, mentre gli uomini delle Volanti lo portavano in via Saffi.
Seifeddine, alle spalle qualche grattacapo con la giustizia come anche (pare) una richiesta di asilo politico, si è messo di nuovo nei guai venerdì pomeriggio, perché ritenuto responsabile del raid sulle auto in sosta in via Ticino. Un furto – ma con la refurtiva restituita al proprietario che si era messo all'inseguimento – e un tentativo di furto. E quando è stato portato in Questura, avrebbe dichiarato il falso a proposito del mese di nascita: «a dicembre» e invece sarebbe a febbraio.
L'allarme era partito poco dopo le 15, quando al 113 era giunta la segnalazione di una persona che stava rubando tra le auto. La Volante aveva percorso via Ticino contromano e, all'altezza del numero 33, aveva visto un giovane steso a terra e che si dimenava mentre un altro uomo lo teneva fermo. Dopo averlo bloccato e finalmente ammanettato, gli uomini delle Volanti si erano fatti raccontare quanto era accaduto. E avevano ricostruito che prima il giovane aveva cercato di rubare qualcosa da una Golf in sosta in via Sardegna, ma - sorpreso da una collega della proprietaria - si era dato alla fuga senza rubare nulla; poi si era spostato in via Ticino e da una Volvo V50 aveva preso un cellulare Nokia, un caricabatteria e alcuni spiccioli (in questo caso il proprietario si era accorto del furto e aveva raggiunto il ladruncolo, facendosi restituire cellulare e caricabatteria – era lui che l'aveva bloccato a terra); poi era fuggito approfittando del fatto che era sopraggiunta una donna. Questa aveva riconosciuto nel tunisino la persona che il 28 novembre aveva forzato la serratura della sua Micra (sempre in via Ticino) e vi aveva frugato all'interno.
Addosso a Seifeddine, portato in Questura per la perquisizione e l’identificazione (non aveva documenti), sono stati trovati non solo i 2,55 euro presi dalla Volvo ma anche un coltellino a serramanico (lama 7 centimetri) pronto per essere utilizzato come spadino perché dalla punta limata.
Per il furto, il tentato furto e l’evasione il giudice Sergio Compagnucci ha convalidato il provvedimento (per il tentativo di furto del 28, il porto del coltellino e le false generalità dichiarate all'arresto Seifeddine è stato solamente indagato) e ha rinviato il processo al 15. Difesa Alessandro D’Amato.
In Questura, il dirigente delle Volanti, il dottor Antonio Marchiò, spende qualche parola per ringraziare i cittadini della collaborazione fornita: «È importante - dice - segnalare subito tutti i casi ritenuti sospetti. Noi siamo presenti sul territorio e cerchiamo di arrivare il prima possibile, come è avvenuto in questo caso. Se la segnalazione è tempestiva, la polizia può intervenire con efficacia».
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