Il Tirreno

Grosseto

addio a manfucci

«Carattere mite e gran competente. Finisio era uno dei nostri»

Fiora Bonelli
Corrado Barontini
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Corrado Barontini

Trascrizioni, incisioni, aneddoti e tanta musica: il ricordo del maestro Corrado Barontini

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GROSSETO. Corrado Barontini, col suo Coro degli etruschi, ha aperto giovedì sera il concerto del gruppo al teatro Castagnoli di Scansano, per il 40º anniversario dalla nascita, ricordando la figura di Finisio Manfucci.

«Glielo dovevamo, perché Finisio è stato uno dei nostri e mi ha fatto piacere ricordarlo proprio a Scansano, suo paese natale. La canzone simbolo che abbiamo nel nostro repertorio “Bevi ‘l vino di Scansano”, composta da Morbello Vergari, fu trascritta musicalmente da Finisio che la incise suonando la fisarmonica e abbellendone l’arrangiamento. La registrammo a Telegrosseto e furono incise una cinquantina di cassette per il comitato dei festeggiamenti di Scansano. Fecero il fumo, perché era il momento in cui si riscopriva la tradizione musicale locale, quella che veniva alla luce frugando nella memoria degli anziani e che serviva a ricostruire un puzzle, un mosaico di tradizione e di storia. Di quelle 50 cassette oggi non ne ho nemmeno una copia. Piacquero così tanto che si vendettero in un batter d’occhio. E mi mangio ancora le mani per questo».

Barontini, ricordando Manfucci, si commuove: «Era una persona dal carattere mite e di grande competenza sia nell’ascoltare la musica che nell’eseguirla. Grande, grandissimo trascrittore di brani musicali. L’ho conosciuto nei primi anni ’70, quando Morbello e io facevamo una ricerca sui canti popolari in Maremma. Fu allora che venne fuori la collaborazione con lui. Via via gli portavo le cassette audio dei canti che avevamo raccolto, si riascoltavano insieme, ci consultavamo. Un lavoro a più mani, fatto con l’entusiasmo dei pionieri e con le nostre vocazioni e competenze in fatto di musica popolare, che ci portarono alla pubblicazione dei “Canti popolari in Maremma”. Edito nel ‘75, riedito nel ‘78, è stato di recente ripubblicato da Effigi con l’aggiunta di 9 canti popolari presenti nel repertorio del Coro degli etruschi, canti a cui Finisio aveva collaborato con le sue magistrali trascrizioni. Ricordo bene la presentazione del libro all’Eden. Era il 19 novembre 1975. Sala stracolma: al tavolo Morbello, Finisio, e Caterina Bueno».

L’amicizia e la collaborazione di Vergari con la cantante folk Caterina Bueno, venuta in Maremma per fare le sue ricerche sul canto popolare, risaliva ad alcuni anni prima, verso i primi anni ’60. E seguendo proprio la direzione della ricerca, nei primi anni Settanta, Morbello con Barontini aveva iniziato un itinerario sulla tradizione canora maremmana recuperando testi e motivi popolari, quando, appunto, arrivò anche la mano di Manfucci. Un grande lavoro da cui nascerà il gruppo Coro degli etruschi.

«Il lavoro di ricerca dei canti popolari è affascinante ma non facile – scriveva Morbello Vergari nella prefazione –. Richiede passione, pazienza e sacrificio come in un lavoro di archeologia musicale». «E appunto in questo lavoro di cesello, Finisio Manfucci è stato determinante”, chiude Barontini.

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