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Caso migranti: l’Arci querela Barbagli

Caso migranti: l’Arci querela Barbagli

Il consigliere aveva chiesto lumi sulle case d’accoglienza di Monticello e Cinigiano. Sensi: «Le fa passare come bordelli»

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CINIGIANO. Per difendere il proprio operato, ma anche per difendere la dignità di quelle donne che qualcuno vorrebbe far passare per prostitute. L’Arci provinciale ha querelato, ieri mattina, il consigliere di opposizione del Comune di Cinigiano, Giovanni Barbagli, per le affermazioni contenute in un suo comunicato, pubblicato la settimana scorsa, che riprende un’interrogazione presentata al sindaco Romina Sani.

Barbagli parla, senza citare fatti circostanziati, di situazione delicata e grave nelle due strutture di accoglienza di Monticello e di Cinigiano, tanto grave da poter essere definita «fuori controllo», e accusa l’Arci di «scarsa capacità di gestione» già in relazione al precedente gruppo di immigrati e sottolinea che gli stessi problemi si sarebbero riproposti tutti «dal momento – dice – che è stata di nuovo affidata la gestione dei nuovi gruppi alla solita associazione».

Barbagli aggiunge anche che «da quando sono arrivati questi gruppi si sono verificati casi e atteggiamenti delle ospiti poco decorosi».

Il presidente provinciale dell’Arci, Christian Sensi, spiega, intanto, che la struttura di Monticello non è gestita dall’Arci, ma dalla Fondazione Sasso di Maremma, ospita cinque persone e «per quanto ne so – dice Sensi – non ci sono problemi»; l’Arci, invece, gestisce un’ex casa di riposo, a Cinigiano, avuta in comodato dal Comune e ristrutturata. Qui il 23 settembre sono arrivate 10 ragazze, di età comprese tra i 18 e i 25 anni: 9 provengono dalla Nigeria e una dalla Sierra Leone.

«Stiamo facendo – spiega Sensi – tutto quello che è previsto nel contratto con la Prefettura, e abbiamo anche avviato un confronto con il Comune, perché siamo consapevoli che la presenza di queste persone può essere fonte di tensioni in un paese. Abbiamo avviato i corsi di italiano e tutto quanto previsto anche dall'accordo con il Comune, abbiamo lì un custode fisso e degli operatori, ma i migranti non sono soggetti ad alcun tipo dio restrizione, né i gestori dei centri hanno poteri di polizia o di controllo».

I migranti sono persone libere, debbono solo comunicare le loro assenze e solo se superano i 5 giorni senza giustificazione perdono i requisiti di richiedenti asilo. In ogni caso «i problemi di ordine pubblico che traspaiono dall'interrogazione non risultano né a noi – dice Sensi – né ai carabinieri di Cinigiano e abbiamo la certezza che non si sono verificati episodi di prostituzione».

L’avvocato Francesca Carnicelli, che segue la vicenda da un ounto di vista legale, sottolinea che le il comunicato è diffamatorio in quanto mira a far credere che l’Arci non stia facendo il suo dovere e che la situazione sia «fuori controllo» proprio a causa della negligenza dell’Arci. Ma quello che pesa di più è che «per attaccare l’Arci – dice Carnicelli – si fanno illazioni relative al comportamento delle ospiti, persone che sono in difficoltà e non si possono difendere, dando a intendere che siano dedite al meretricio e che la struttura sia, praticamente, un bordello».

Enrico Pizzi

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