Il Tirreno

Grosseto

Schettino show davanti alle tv straniere

di Alfredo Faetti
Schettino show davanti alle tv straniere

Per i corrispondenti dall’estero il comandante incarna lo stereotipo dell’italiano cialtrone e un po’ “cafunciello”

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GROSSETO. È molto brutto da sentire. Soprattutto se te lo ripetono da tutto il mondo: Europa, Asia, Stati Uniti. La stessa espressione, lo stesso termine: «Francesco Schettino è un po’ lo stereotipo italiano». Non lo Schettino persona, nato a Meta di Sorrento, ma lo Schettino figura, quella dall’eccessiva leggerezza, dai comportamenti cialtroni, disegnata in quasi tre anni di processo e servizi tv sul naufragio della Costa Concordia. Un messaggio che arriva dalle testate straniere che ieri, in occasione della deposizione dell’unico indagato, sono tornati nella sala del Moderno per seguire gli ultimi sviluppi del processo.

«È la classica immagine che viene in mente all’estero quando si parla degli italiani – dice la corrispondente di un quotidiano inglese – Anche per come gesticola mentre parla, per le parolacce che dice in aula di tribunale».

C’è quella calata partenopea, quelle mani che parlano modello Totò, quei capelli tirati indietro a confermare la caricatura che all’estero si sono fatti di Schettino e con lui dell’Italia. «Noi sappiamo che non è così, che gli italiani non sono assolutamente così – spiega Latza Nadeau, firma del Los Angeles Times – L’immagina che arriva nei nostri Paesi però è proprio quella». Per intendersi: se andate a Londra e mostrate la foto di Schettino, «tutti sanno chi è». Stereotipi, che vanno a incastrarsi in un contesto «tragicomico», come lo definisce Andrea Vorgt del The Week. Tragicomico che nella nostra lingua si traduce in grottesco e questa volta non ci si riferisce all’ex comandante, ma al processo. Per i paesi anglosassoni infatti, raccontano corrispondenti da Londra a New York, «è assurdo il processo, a quasi tre anni di distanza dal fatto, sia ancora così lontano dal dare una sentenza». Inutile spiegare che questa volta, per la tragedia che è stata, i tempi della giustizia italiana portati avanti dal tribunale di Grosseto sono anche piuttosto sostenuti. Meglio sorvolare, poi, che questo è solo il primo grado di giudizio (sistema che nei paese anglosassoni non esiste).

«Il senso tragicomico lo dà anche il tribunale allestito in un teatro – spiega la corrispondente – È un aspetto che non passa inosservato all’estero». È servita la Concordia per portare queste persone a Grosseto e in Maremma da ogni angolo del pianeta. «Grosseto? Mai stato prima» dice Tom Kington, del London Times. La loro prima volta è stata proprio al Giglio quasi tre anni fa, poche ore dopo l’impatto con Le Scole. Sono tornati poi per il parbuckling e naturalmente per il processo. «Quello che colpisce negli Stati Uniti, ad esempio - continua Nadeau – è che gli italiani sono un popolo di marinai. E che tutta la colpa sia stata data a un capitano risalta la figura che dicevamo». Oltreoceano però hanno anche un’altra convinzione. «Ci sono dubbi che una tragedia così grande sia da imputare a una sola persona» dice la firma del LA Times, che sta dietro alle questioni Carnival, proprietaria di Costa Crociere. Comunque, se la parola stereotipo dà fastidio, la mazzata arriva dalla giornalista della Televisione Centrale Cinese. «Seguiamo solo i momenti più importanti, come è stato il naufragio e le tappe fondamentali del processo, come oggi – spiega – Fosse stato il presidente del Consiglio, saremmo stati più presenti».

Tra i cronisti italiani scappa una risata amara, capendo il riferimento a un premier da poco passato. «Perché ridete? – chiede secca la corrispondente cinese – Se Schettino viene fatto presidente del Consiglio italiano nessuno si stupisce in Cina. Per noi in Italia può succedere di tutto».

Anche che una piccola isola riesca a salvare oltre quattromila naufraghi. Chissà se in Cina lo sanno?

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