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cyberbulli a scuola

"Ammazzati, fallito": le offese viaggiano su Whatsapp

Francesca Gori
"Ammazzati, fallito": le offese viaggiano su Whatsapp

I genitori di un quattordicenne chiedono l'intervento della polizia postale per le minacce dei compagni di classe

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GROSSETO. Hanno rischiato di finire in guai seri quattro studenti appena quattordicenni di una scuola superiore della città. Perché per qualche giorno hanno tempestato di messaggi vocali e scritti il gruppo al quale erano iscritti tutti i ragazzi di quella prima superiore. Il mezzo utilizzato era Whatsapp, l'applicazione che tantissimi utilizzano sugli smartphone per inviare messaggi e file. 

Il quattordicenne è stato preso di mira dai suoi compagni di classe perché è un po' timido e riservato. Non partecipava spesso alle uscite organizzate dagli altri ragazzi, fuori della scuola e non parlava molto. Per questo piano piano è diventato lo zimbello di alcuni suoi compagni di classe che inviavano all'indirizzo dell'adolescente offese e minacce. Messaggi come "Sparati", "Sei una nullità", per intendersi. Gli altri componenti del gruppo sono intervenuti per difenderlo soltanto poche volte, spronandolo a presentare denuncia. E i genitori del quattordicenne, appena hanno saputo quello che stava succedendo, hanno deciso di chiamare la polizia postale che ha avviato un'indagine.

Una chiacchierata con i ragazzini che minacciavano il loro compagno di classe è servita a farli smettere: i genitori dei ragazzi si sono incontrati e hanno risolto in questa maniera la situazione tanto che babbo e mamma del quattordicenne hanno anche ritirato la querela presentata alla postale.

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