Gioco
Trw, il ministro bacchetta l'azienda: "Troppo rigidi"
Mentre a Roma proseguono le trattative con i vertici della multinazionale il governo in una nota auspica maggiore flessibilità da parte del colosso americano
LIVORNO. Il governo, con il vice ministro allo Svilippo Economico Claudio De Vincenti critica l'atteggiamento dei vertici Trw e questo proprio nel giorno cruciale, il martedì di fuoco della trattativa al tavolo romano. "Non apprezziamo - si legge in una nota del Mise (il ministero allo svilippo economico) - la rigidità con cui Trw sta affrontando la vertenza dell'impianto di Livorno, in cui sono in gioco i destini di oltre 400 lavoratori. Tuttavia registriamo che il negoziato azienda-sindacati sta procedendo ed auspica che la multinazionale americana (che opera nel settore automotive) ammorbidisca, nel corso del confronto, la propria posizione e contribuisca al raggiungimento di un accordo".
La discussione, cominciata nel pomeriggio di lunedì al Mise, è ripresa questo martedì mattina e proseguirà per tutta la giornata a Roma, per riprendere poi nei giorni a venire in sede decentrata. I punti sui quali le distanze tra le parti sono al momento grandi riguardano la data di chiusura del sito toscano e l'entita' degli incentivi alla mobilita' volontaria. Già' previsto per la prossima settimana un nuovo incontro, nel quale - alla presenza del Governo - verificare i risultati negoziali eventualmente raggiunti.
Intanto, mentre a Roma si discuteva a Livorno è stato organizzato un presidio dei lavoratori davanti alla Prefettura. E per i 450 lavoratori della Twr sono momenti di ansia e speranza. Perché, sebbene la consegna del silenzio sia rispettatissima da sindacati e Rsu, emerge che qualche prospettiva sulle richieste di un altro anno di produzione (con solidarietà) sia emersa. L'incontro durato fino alle 21 di lunedì è stato aggiornato alla mattina successiva.
La proposta che i sindacati hanno presentato al board inglese della Trw consiste in congrue buonuscite per chi deciderà di lasciare volontariamente l'azienda, sia prima della fine dell'anno che in seguito, ma soprattutto nell'introduzione di contratti di solidarietà per mantenere aperto lo stabilimento almeno fino all'ottobre 2015. La multinazionale già una settimana fa avrebbe dovuto presentarsi con una serie di conti economici per dare o meno la sua approvazione alla proposta.
Ma ha rimandato tutto all'incontro romanoi, probabilmente per valutare meglio l'impatto dell'operazione. Lunedì la proposta non è stata rigettata all'istante e già questo rappresenta un viatico di speranza. Ora si attende l'atto conclusivo, che i sindacati sperano possa sancire l'accettazione da parte della multinazionale di un altro anno di produzione. Una boccata d'ossigeno per 450 famiglie che rischiano altrimenti di trovarsi a Natale senza un lavoro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
