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Grosseto

Morte per l’alluvione, primo sopralluogo sulla Maremmana

È stata necessaria un’integrazione, che ieri mattina il giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio ha fatto arrivare ai consulenti nominati per capire se esistono responsabilità nella...

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È stata necessaria un’integrazione, che ieri mattina il giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio ha fatto arrivare ai consulenti nominati per capire se esistono responsabilità nella morte di Marisa e Graziella Carletti, travolte il 14 ottobre nell’auto da un fiume d’acqua mentre percorrevano la regionale 74.

Agli ingegneri Franco Napolitano, docente di costruzioni idrauliche e marittime nonché di idrologia, e Giuseppe Cantisani, docente di costruzioni strade, ferrovie e aeroporti, entrambi della Sapienza di Roma, verrà chiesto di accertare lo stato preesistente della strada in quel punto nel quale le due donne sono state spazzate via dalla furia dell’acqua. E soprattutto di chiarire quali sono state «le opere progettate a seguito della precedente inondazione del 2012; lo stato di esecuzione delle stesse e le ragioni dell’eventuale ritardo; se tali opere, qualora eseguite, avessero evitato i fatti accaduti o ne avrebbero diminuito l’offensività; se, a seguito dell’inondazione del 2012, sarebbe stato necessario o comunque opportuno progettare opere di difesa idraulica anche nel luogo in cui è avvenuto il decesso (torrenti Sgrilla e Poggio Capraio) e lungo il torrente Elsa».

Ieri mattina, all’udienza per l’incidente probatorio c’era anche Francesca Stefanelli, la figlia di Graziella Carletti, insieme all’avvocato delle famiglie delle due donne, Tania Amarugi.

Sono tante le domande alle quali l’avvocato e i familiari delle due vittime chiedono risposte.

Non c’è infatti soltanto lo stato dei lavori su quel tratto di strada ma anche la gestione che quel giorno fu fatta dell’emergenza maltempo. Causa per la quale il gip ha chiesto il sequestro dei bollettini meteo che furono emessi.

Un’udienza che ha lasciato comunque l’amaro in bocca all’avvocato e ai familiari delle due donne. Non fosse altro che per i tempi: l’inizio delle indagini peritali è infatti previsto per il sette gennaio mentre la prima udienza è fissata per il sette maggio. Dopodiché verranno concessi sessanta giorni per i risultati. «E soprattutto - dice Tania Amarugi - quel fascicolo è ancora contro ignoti».

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