Il Tirreno

Grosseto

L’ultimo giro di valzer al circolo degli anziani

Il ricordo del figlio Davis: «Babbo era sempre disponibile con tutti, aveva cuore» Gommista nel paese del Tufo, animava le serate dedicate ai i suoi coetanei

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PITIGLIANO. L’odore degli pneumatici, quell’odore di gomma nera, nuova, buona che entra nel naso e non va via per decine di minuti, lui l’ha sentito per quasi cinquant’anni. Perché buona parte della sua vita l’ha passata così, tra quelle lunghe pile di gomme per le auto, per i mezzi agricoli, per i fuoristrada, nel paese del Tufo. Isoliero Giuliani era un uomo che si faceva amare da tutti. «Non parlava tantissimo - dice il figlio Davis - ma sapeva regalare amicizia e un sorriso a tutte le persone che incontrava».

Lo aveva fatto l’ultima volta domenica sera, al centro anziani di Pitigliano: faceva l’animatore e si dava da fare per i suoi coetanei. Per non farli sentire spenti e soli. Domenica sera aveva ballato, dopo cena. Rideva felice insieme a tutte le persone che avevano partecipato a quella cena organizzata da lui per trasformare in un momento di gioia una domenica di fine autunno a Pitigliano. Una domenica uggiosa, che avrebbe avuto il suo bel finale ieri mattina, una volta indossata la divisa da caccia, quella d’ordinanza per tornare nella macchia.

«Babbo non aveva rinnovato il porto d’armi quest’anno - spiega ancora Davis - ma aveva deciso di continuare a rincorrere quella passione che lo ha accompagnato per tutta la vita diventando guardia venatoria volontaria». Aveva fatto anche di più: era diventato coordinatore della vigilianza dell’Atc 8 dell’Enalcaccia e ieri mattina, nella macchia a San Martino sul Fiora, stava facendo quello. Stava controllando che quella battuta di contenimento durante la quale i suoi compagni stavano abbattendo cinghiali, filasse liscia.

C’era prima la sua attività di gommista in paese, lasciata, una volta che era andato in pensione. «Ma anche quando ha chiuso l’attività - continua Davis - ha continuato a darsi da fare. Aveva cominciato a lavorare l’orto, continuava a tenersi attivo». E lo faceva sempre in paese, anche quando restava qualche ora sulle panchine o al bar a parlare con gli amici. Lo faceva con l’Enalcaccia, che gli aveva dedicato quel ruolo e lo faceva al centro anziani, dove era diventato il punto di riferimento della piccola comunità che si ritrova in quelle piccole strade del paese del tufo.

Ora la salma di Isoliero è all’obitorio dell’ospedale di Orbetello, a disposizione della magistratura. «Quella era la sua vita - aggiunge il figlio - aveva quella passione che non lo lasciava mai. Poi aveva deciso di attaccare il fucile al chiodo, ma l’impegno con l’associazione e con gli amici cacciatori non l’aveva certo abbandonato. Era la sua vita, quella, stare nella macchia e dare una mano a chi poteva». Come ieri mattina, come ogni mattina della sua vita nel piccolo borgo scavato nel tufo.

Francesca Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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