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Da Batignano a Capalbio lunga catena di sangue

Da Batignano a Capalbio lunga catena di sangue

Ogni stagione di caccia porta con sé un tributo di sangue. Incidenti più o meno gravi che negli ultimi anni in Maremma hanno costellato le pagine di cronaca. Feriti (quando va bene) e morti, a...

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Ogni stagione di caccia porta con sé un tributo di sangue. Incidenti più o meno gravi che negli ultimi anni in Maremma hanno costellato le pagine di cronaca. Feriti (quando va bene) e morti, a comporre una lunga lista di disgrazie, dove si mischiano fatalità, incoscienza, errori di valutazione, armi micidiali.

Se ripercorriamo a ritroso gli ultimi 5-6 anni emerge un vero e proprio bollettino di guerra.

Nel 2008 perde la vita Emanuele Notari, 36 anni, operaio di un'azienda agricola, colpito da una palla asciutta, rimbalzata su una roccia vicina allo Sbiado della Gobba, a Pian d'Alma. Il colpo è partito dal fucile di un compagno di battuta.

Passa un anno - è il 28 dicembre 2009 - quando muore Alessandro Sassetti, agricoltore di 61 anni. L'ultimo respiro lo esala tra le braccia del figlio. È in corso una battuta al cinghiale nella zona di Montecucco, territorio comunale di Cinigiano. Alessandro viene centrato all'addome da un colpo di fucile sparato accidentalmente da un amico.

A Batignano, nel novembre del 2010, altro incidente. Stavolta non mortale. Un cacciatore di 62 anni rimane ferito da un colpo di rimbalzo: lo sparo proveniva dall'arma del nipote. Guelfo Lucchetti, falegname sessantasettenne di Capalbio, perde la vita a fine 2011. Il tiro fatale viene esploso da una posta poco distante. Il cinghiale viene colpito, anzi perforato, poi la pallottola cambia direzione e uccide l'anziano.

Drammatico anche quanto accaduto al capocaccia di Torniella Giuseppe Giannotti, nel novembre del 2012. L'uomo, nel corso di una battuta, viene raggiunto da una pallottola sparata dal fucile di un collega e deviata dalla vegetazione. Gli trafigge una guancia ed esce dal mento. A salvargli la vita è il calcio della propria carabina, che in quel momento tiene quasi appoggiato al viso. Sempre a fine 2012 scorre di nuovo il sangue. Stavolta nei boschi di Montauto, tra Manciano e Capalbio. Un colpo sparato da un 50enne di Capalbio colpisce un sasso e poi il polpaccio di un altro cacciatore, Gianluca Tonini.

Stesso anno - il 2012 - il giorno dell'apertura, a settembre, finisce all'ospedale con ferite alle gambe un cacciatore di Manciano, a Poggio Capanne. Il compagno spara alla lepre in un campo, ma la gittata lunga del tiro è traditrice.

Esattamente un anno fa una pallottola di rimbalzo prende all'orecchio un pensionato castiglionese di 84 anni. Un amico viene indagato, come da prassi, per lesioni colpose.

La stagione venatoria 2014-2015 è già ricca di episodi di cronaca. Il 21 settembre scorso, una rosa di pallini sparati da un cacciatore ferisce un pensionato - Wolfango Morgiani - mentre lavora nella sua vigna, vicino a Montebuono. Infine risultano una dozzina, negli ultimi anni, gli episodi buffi (si fa per dire) con il cinghiale che ferisce il cacciatore “nemico”. L'incidente più seri a Scarlino il 28 dicembre 2013 (14 punti di sutura a una gamba) e un paio di settimane fa, a Sassofortino (spalla fratturata).

Gabriele Baldanzi

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