La manifestazione
È il momento delle parole del comandante
Concordia: domani l’interrogatorio di Schettino, oggi le ultime testimonianze dei naufraghi
GROSSETO. Oggi è l'ultimo giorno. L'ultimo dedicato ai testimoni di parte civile prima dell'udienza clou di martedì, che potrebbe anche essere un'udienza fiume: oggi parlano naufraghi e consulenti tecnici, domani (e forse anche mercoledì, se non anche la settimana seguente - sono state “prenotate” altre tre giornate al teatro Moderno) Francesco Schettino. Parla, a meno che non costituiscano - secondo la difesa, che si riserva di valutarli - un impedimento gli atti recentemente depositati dalla Procura, tra cui un’intervista tv della mattina dopo il disastro.
Se tutto andrà come da calendario, domani parlerà l'imputato, insomma, il principale imputato del naufragio della Concordia. Anzi, per la verità il comandante ha già parlato in aula. Lo ha fatto in alcune dichiarazioni spontanee, in precisazioni che ha voluto rendere in più occasioni per contestualizzare affermazioni testimoniali che a suo giudizio sembravano essere andate fuori tema. Era intervenuto quando si parlava di ritardi nell'abbandono nave («Durante l'emergenza ho fatto tutto il possibile per trasmettere la calma e farmi riferire le cose»); quando si è parlato degli ordini non compresi dal timoniere («se non ci fosse stato l'errore, non ci sarebbe stato quello 'schiaffo' e la nave si sarebbe fermata»); quando la assistente peruviana del direttore di crociera aveva spiegato che un membro dell'equipaggio aveva impedito l'accesso a una scialuppa («l'ordine di abbandono nave era stato dato, questo non è un problema del comandante»); quando si era parlato della stabilità della nave («qualora il sistema Napa avesse funzionato mi avrebbe dato i tempi esatti di ribaltamento della nave»); quando erano state fatte le bucce alle esercitazioni in porto («era mia abitudine far calare tutte le scialuppe lato mare e far sì che tutto l'equipaggio partecipasse»); quando era stata criticata la volontà di far rimorchiare il colosso da una vedetta («volevo solo far tenere in forza la prua della nave ed evitare che scivolasse sotto la scarpata»); quando era stata rimarcata la difficoltà dell'ammaino di alcune scialuppe («sulla Concordia, se lo sbraccio non è corretto, una scialuppa può rimanere incastrata nel ponte sottostante anche senza uno sbandamento»).
Parole che si sono aggiunte a un intervento durante l'incidente probatorio («la mia non fu una manovra, fu molto di più: fu una decisione») e ai suoi numerosi interventi fuori dall'aula. Ma domani conteranno le parole in aula. Probabilmente il pool della Procura partirà dall'interrogatorio che Schettino aveva affrontato il 17 gennaio 2012, davanti al gip Valeria Montesarchio per la convalida del fermo, per poi toccare tutti gli altri punti emersi nel corso delle cinquanta udienze del processo.
Difficile che Schettino arrivi già all'udienza di oggi, più verosimile che il comandante si presenti direttamente domani, interrompendo il ciclo di assenze consecutive che dura da oltre due mesi, dalla ripresa del 22 settembre dopo la pausa estiva. Ed è prevedibile anche che ci sia un pubblico (media e spettatori) più numeroso del solito. Sono in vigore le consuete limitazioni al traffico e alla sosta.
Oggi sono chiamati a parlare una passeggera italiana, Antonella Marteddu, 35 anni, che aveva riportato conseguenze di salute per il naufragio (3 giorni per disturbo da stress e turbe del sonno), e un naufrago austriaco, Heinz Schaden, 60 anni, più alcuni consulenti medici delle parti civili. Undici in tutto le persone ad ascoltare.
Pierluigi Sposato
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