Sicurezza
Villa all’Argentario per l’amico di Putin
I Rotenberg (Gazprom) ristrutturano una megamagione. Ma la stampa indipendente russa attacca: «Bene da congelare»
MONTE ARGENTARIO. Che russi facoltosi comprino superville in Toscana non è una novità, ma stavolta non si tratta di una villa qualunque. E soprattutto non si tratta di un russo qualunque, in una circostanza qualunque.
Igor Rotenberg, 41 anni, figlio del miliardario russo Arkadij – magnate del colosso Gazprom, amico intimo di Putin e suo compagno di tatami – starebbe risistemando una magione sul promontorio dell’Argentario per farne una faraonica e lussuosissima tenuta. Una proprietà in località Olmo (vicino a Pozzarello), composta da due ville con parco di 5,6 ettari e un terreno circostante di oltre 200 ettari, uliveto, vigna e che, dopo il restauro e i lavori – che sono già in corso e sono curati nella progettazione dallo studio svizzero Enea Landart – ospiterà campi da tennis, da minigolf, agrumeto, piscina con spa, anfiteatro, sala da tè, orto, parcheggi, piazzola per elicottero e locali di servizio.
Un buen retiro, insomma, che non passa inosservato. Tanto più di questi tempi. Il padre di Igor, Arkadij Rotenberg, 63 anni, è stato recentemente colpito dalle sanzioni imposte da Usa e Unione Europea contro il Cremlino e solo in Italia la Guardia di finanza - tra Roma e la Sardegna - gli ha congelato beni per 30 milioni di euro. A occuparsene è il nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza capitolina, che sta passando al setaccio i beni di Rotenberg in tutta Italia. Nella lista dei beni “congelati” non figura però la tenuta argentarina e la mancata misura non è passata inosservata alla Fondazione anticorruzione di Alexej Navalnyj, avvocato, blogger e attivista russo per i diritti civili e la legalità, da tempo nel mirino del Cremlino per le sue battaglie. La Fondazione anticorruzione fondata da Navalnyj nel 2011, con sede a Mosca, ha mandato la segnalazione al comando generale della guardia di finanza italiana, notizia poi ripresa dal quotidiano russo “Novaja gazeta”, giornale indipendente per il quale lavorava anche Anna Politkovskaja. Il sospetto dell’Associazione anticorruzione e della Novaja Gazeta è che anche la tenuta di Olmo possa rientrare nella black list degli immobili facenti capo ad Arkadij Rotenberg. La ricostruzione è però molto articolata. Secondo la Novaja Gazeta, formalmente villa e terreno in Toscana risultano di proprietà di due società italiane, Immobiliare case dell’Olmo srl (per villa e parco) e Case dell'Olmo società agricola srl (per i 200 ettari). Entrambe appartengono a Costa Ligure Anstalt, società registrata in Liechtenstein e gestita da avvocati svizzeri e da un trust. Secondo Novaja Gazeta, però, la proprietà è comunque riconducibile alla famiglia Rotenberg. Sul sito del giornale russo sono pubblicati alcuni documenti di progetto della Enea Landart in cui si legge che il committente è la famiglia Rotenberg. E nell’informativa inviata alla Gdf la Fondazione anticorruzione dà per «certa» l’affiliazione di queste società con Rotenberg senior «grazie alle fatture indirizzate alla società e iscritte al nome di Rotenberg». In realtà, al nucleo di polizia valutaria della Gdf di Roma le società porterebbero sì ai Rotenberg, ma al figlio Igor. E non a Arkadij; motivo per cui - secondo il decreto legislativo 109 del 2007 - i beni non possono essere congelati perché non direttamente riconducibili a quest’ultimo.
Peraltro, al Comune di Monte Argentario non risulta neppure alcun legame tra la villa e i Rotenberg. Come spiegano in Municipio (e qui la faccenda si ingarbuglia ancora) dietro la società ci sarebbe un altro soggetto ancora. Il nome (di origine slava...) è Natia Peikrishvili.
Il sindaco Arturo Cerulli allarga le braccia: «Non so niente sugli intestatari di questa società e non ho visto in faccia nessuno. Nessuno sa niente e non si sa se è lui o non è lui. L’unica cosa che so è che ci lavora un sacco di manodopera locale, questo sì...».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
