Il Tirreno

Grosseto

Stangata Tari anche sui capannini rurali

di Fiora Bonelli
Stangata Tari anche sui capannini rurali

Castel del Piano, la nuova tassa sarà applicata sui rimessaggi. Protesta la minoranza: «Non producono rifiuti»

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CASTEL DEL PIANO. Tasi e Tari, le chiacchieratissime bestie nere del momento, continuano a tener banco anche in Amiata. Un intreccio di disposizioni complicate, dove il cittadino si muove con difficoltà senza sapere di preciso cosa fare per difendersi.

E mentre il Comune di Castel del Piano fa sapere che la Tasi per gli inquilini è al 10 e non al 30 come invece è per gli altri comuni dell’Amiata grossetana (la scelta politica, come aveva dichiarato Alberto Coppi, capogruppo di maggioranza di Castel del Piano in occasione del bilancio, è di andare incontro a chi ha più bisogno e dunque agli affittuari in questo caso), gli utenti cercano di capire qualcosa nel settore dei capannini rurali. Sarà anche questa una bella mazzata per chi ha la “sfortuna” di possedere dentro le proprietà o dei seccatoi o anche delle assai minuscole casette dove riporre gli attrezzi. «Magari uno possiede due o tre fazzoletti di castagni o di olivi o di vigna dove gli antenati avevano costruito minimi ripari per gli strumenti di lavoro», dicono molti agricoltori. «Tantissime famiglie ne possiedono anche due o tre. Ebbene, dopo averceli fatti accatastare con spese per geometri e bolli, adesso ci fanno pure pagare sopra un balzello».

«Quei capannini di spazzatura non ne fanno davvero», sbotta Sandro Ginanneschi della minoranza di Castel del Piano. Ma come stanno le cose? Come ormai ci insegna la legge 147/2013 sugli annessi rurali ci va pagata la Tasi, le cui aliquote sono state stabilite da scelte politiche e la Tari, oltre che l’Imu. A Castel del Piano la Tasi sui capannini è dell’1,20.

Tutti speravano che per lo meno la Tari non fosse contemplata per i poderini e invece no. A meno che il capannino sia “diruto” e in questo caso c’è l’esenzione totale, negli altri casi la Tari si paga. Si prevede una riduzione del 70% se l’annesso è lontano dai cassonetti più di 500 metri, ma comunque il bollettino arriva. E per chi di annessi ne ha più di uno, sono dolori. Anche il Comune di Arcidosso che per il 2012 aveva concesso, per i “poderini” (rimessaggi agricoli), l’esenzione dal pagamento dei rifiuti, adesso è costretto dalla legge a far pagare la Tari anche su di questi e metterli a ruolo per il 2013. Il Comune vi fa pagare la Tasi all’1, come per tutti i fabbricati.

La Tari: secondo un regolamento condiviso in Unione dei comuni, non pagano la Tari le strutture che producono rifiuti speciali che vengono smaltiti conferendoli a ditte private apposite. I capannini rurali pagano la Tari per il 30% se sono distanti dai cassonetti più di 500 metri. Chi su quei capanni non ha mai pagato il servizio raccolta rifiuti, deve andare all’Ufficio tributi del Comune e denunciare la proprietà. Molto più sicuro che subire accertamenti e sanzioni. Anche chi possiede edifici diroccati o inagibili deve fare la dichiarazione di inagibilità e questo li metterà al sicuro dal pagamento del tributo. Sono esenti dalla Tari gli immobili strumentali per i quali è stato richiesto il requisito di ruralità. Esenti anche i rimessaggi per animali, le legnaie e i fienili. Le cifre da pagare non dovrebbero essere esorbitanti per i capannini rurali (si parla di una cinquantina di euro per due capanni per un anno), ma i piccoli proprietari agricoli non si danno pace, perché, sostengono, nessun rifiuto è prodotto da edifici di pochi metri quadrati che servono solo a riporvi una zappa o una vanga.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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