Il Tirreno

Grosseto

La tragedia alle Formiche: «Le bombole sono state caricate in porto»

di Francesca Ferri
La tragedia alle Formiche: «Le bombole sono state caricate in porto»

Andrea Montrone, indagato per la morte di 3 sub, parla di sé e della tragedia: «Grazie agli amici ora sono più sereno»

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GROSSETO. «Dopo oltre 6 settimane questa sera sono riuscito a riabbracciare i miei figli con un po’ di serenità nei loro confronti. Difficile convivere con un’esperienza simile perché me lo porterò dentro tutta la vita». La breccia si apre sul suo profilo Facebook la sera del 25 settembre. Prima una piccola fessura. Poi una valanga di messaggi di conforto, amicizia e stima da centinaia di amici rompe il muro di dolore e disperazione che si era costruito intorno dal 10 agosto. E da lì Andrea Montrone torna per la prima volta a sbirciare la luce, un pizzico di serenità.

È trascorso un mese e mezzo da quel tragico giorno in cui tre sub che si erano rivolti al suo Abc diving – Fabio Giaimo, 57 anni, Enrico Cioli, 37, e Gianluca Trevani, 36 – sono morti durante un’immersione alle Formiche, intossicati da monossido di carbonio fatalmente presente nelle bombole. E per Montrone, che in questa vicenda è indagato insieme al collaboratore, Maurizio Agnaletti, la “cura” del conforto e della stima dei tantissimi che in questi mesi gli sono stati vicini, assolutamente convinti della sua professionalità e serietà, sembra avere fatto effetto.

«Sì – spiega al Tirreno – un po’ più sereno sicuramente. Sicuramente le amicizie hanno avuto un ruolo importante».

Ha tantissimi commenti di amici tutti affettuosi.

«Sicuramente fa piacere. Non solo su Facebook ma anche nella vita quotidiana, a Talamone, sono stati tutti solidali. Vediamo come finirà».

Lei scrive di essere riuscito solo ora ad abbracciare i suoi figli con un po’ di serenità. Come sta spiegando ai suoi figli questo periodo?

«Cerchiamo di non parlarne. Hanno quattro e sei anni. Nei dettagli non sanno niente, sanno solo che è successa qualcosa di grave al papà».

È più tornato al mare?

«Non solo è il mio lavoro ma anche la mia passione. Non ce l’avrei fatta senza il mare. Ci sono tornato, l’ultima volta sabato con un po’ di timore».

Si è più immerso?

«Ho rifatto un’immersione. Ma è stata dura, una brutta sensazione. Non è facile, assolutamente. Non mi capacito come sia potuto succedere. In queste settimane con tutte le perizie che sono state fatte nessuno è riuscito a capire».

Cosa può essere successo quel 10 agosto?

«Sinceramente all’inizio ho cercato di assumermi io tutta la responsabilità. Non pensavo potesse essere una cosa così grande, pensavamo fosse un malore. Poi si è evidenziato nel corso delle indagini che non ero stato io a ricaricare le bombole».

Le era mai capitato che l’aria caricata nelle bombole avesse problemi?

«Mai successo e sono 23 anni che ho questa attività. Per me rimane ancora tutto un mistero. Quel giorno c’ero pure io sott’acqua. Potevo morire pure io».

Sapere di non aver caricato Lei le bombole che sono state trovate piene di monossido di carbonio L’ha aiutata a trovare un po’ di serenità?

«Più che altro mi ha aiutato l’affetto dei familiari e degli amici. Non posso stare fermo da una parte a pensare a quello che è successo. Mi dispiace per quel che è accaduto, ma ho una famiglia, ho anche un’altra famiglia perché sono separato. Non posso fare il vegetale sul divano».

All’indomani della tragedia si rammaricava di aver potuto incontrare solo una delle famiglie delle vittime. Ha avuto poi occasione di incontrare anche le altre due famiglie?

«Non ci siamo incontrati ma ho scritto loro due righe per esprimere il mio dolore».

E con il Suo collaboratore Si è confrontato? Siete riusciti a capire cosa può essere successo?

«Sì, abbiamo parlato, ma rimane ancora un punto interrogativo tutto quanto. Lui ha seguito le usuali procedure di ricarica, quello che facevamo fin dall’inizio della stagione. Se c’era qualcosa di sbagliato nell’impianto, questa cosa doveva succedere all’inizio della stagione, non ad agosto».

Una delle ipotesi per spiegare la presenza di monossido di carbonio nelle bombole è che siano state caricate con la presa d’aria vicino a un tubo di scappamento o comunque a una fonte d’aria contaminata. È verosimile che possa essere successo? Può esserci stata qualche barca vicina?

«C’era una grande confusione in porto, ma non mi sembra».

Quindi sono state caricate in porto, non nel luogo dell’immersione?

«No, no, in porto».

Le indagini sono in corso.

«Non sono contento per come sono state condotte. C’è stata molta parzialità. Ma su questo ci risentiamo alla fine».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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