Sicurezza
Antimonio, agricoltura e cave: è guerra
Non si placa la polemica tra ambientalisti e Studio Ecogeo per le ricerche nella campagna di Manciano
MANCIANO. Non si placa la polemica tra gli ambientalisti del Comitato Beni comuni di Manciano e la società grossetana Studio Ecogeo sul progetto di ricerca di antimonio nel sottosuolo comunale.
La società, fiduciosa di trovare il prezioso elemento, vorrebbe ottenere dalla Regione il permesso a fare dei carotaggi e, in caso sia confermata la presenza di antimonio, realizzare una cava per estrarlo, ma meno impattante rispetto al progetto della canadese Adroit, che in passato ha cercato inutilmente di realizzare una megacava. Lo stesso Giacomo Biserni della Ecogeo ha spiegato di aver interrotto la passata collaborazione con Adroit «per la non convergenza con il loro modo di fare, troppo invasivo sul nostro territorio».
Beni comuni, però, non ci sta e bolla queste parole come «scrupoli ecologici» che «ci fanno sorridere». Beni comuni prevede che un eventuale sfruttamento porterebbe a un traffico «di 80 mila autotreni che trasportano 2 milioni di tonnellate di rocce, dalla miniera allo stabilimento di trattamento. Sarebbe una discarica di decine di ettari di scorie minerarie inquinanti, che trasudano veleni e metalli pesanti per i secoli a venire, proprio come è successo (e continua a succedere) con le scorie della miniera del Tafone».
Il comitato ricorda poi che negli ultimi 70 anni, sono state fatte decine di campagne di ricerca e che «non c’è alcun bisogno di fare altri buchi».
«Gli agricoltori di quest’angolo di Maremma – concludono – vorrebbero essere lasciati in pace».
Proprio sul tema dell’agricoltura, però, controbatte lo Studio Ecogeo. «Si dice che l’area è zona di aziende biologiche – scrive l’azienda in una nota – ma dove dobbiamo indagare il minerale è superficiale e con tenori anche superiori all’1% (analisi realizzate da un laboratorio indipendente e già pubblicate da Studio Ecogeo in Regione); come può essere compatibile questo con un’azienda che fa biologico? O meglio con qualsiasi azienda agricola che fa prodotti alimentari? In secondo luogo un’eventuale miniera sarebbe ristretta allo spazio identificato dal giacimento e non certo per cento ettari come prospettato da alcuni comitati locali e per profondità massime intorno ai 15 - 20 metri, il che coincide, se ci si sforza di immaginarla, a una normalissima piccola cava».
Ecogeo dà ulteriori dettagli sul tipo di ricerca che vuole fare. Oltre agli 8 carotaggi fino a 20 metri, Studio Ecogeo ha richiesto di poter effettuare delle prove su un’area di circa 200 ettari del tipo superficiale non impattante, consistenti in prove geofisiche che prevedono di stendere in superficie cavi elettrici a bassissima tensione energizzati per pochi secondi, e un campionamento manuale di rocce e suoli superficiali.
«I saggi proposti da Studio Ecogeo – prosegue la società – hanno tutte le caratteristiche per preservare eventuali falde sottostanti, essendo realizzati ad aria compressa senza impiego di fluidi e non toccando la stessa nell’eventualità che essa sia effettivamente presente nell’area da investigare spingendosi solo a 20 metri di profondità per diametri risibili di massimo 8 cm. Studio Ecogeo ha chiesto il permesso di ricerca per determinare, intanto, se è vero che ci può essere minerale utile, come riportato in letteratura, la stessa infatti riporta valori attorno all’1% in Sb ma non specifica le caratteristiche geochimiche, molto importanti per un’eventuale estrazione».
Studio Ecogeo precisa poi di «avere le possibilità economiche di espletare il programma di ricerche depositato in Regione e di avere investitori europei, già presentati agli organi competenti, pronti a intervenire nella zona in oggetto una cifra anche superiore a 5 milioni di euro qualora vi fosse la possibilità di proseguire le operazioni». «La sindrome Nimby (tradotto: “non nel mio orticello”) – conclude Ecogeo – purtroppo affligge costantemente questo tipo di esplorazioni. Tuttavia desideriamo esprimere un concetto che di frequente viene ignorato dai media e dai detrattori di qualsiasi attività in ambito cave o miniere: le miniere moderne, nella moderna Europa esistono e non sono certo le miniere che abbiamo visto chiudere negli anni ’80 e ’90 in Toscana».
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