Finanza
Il cinque per mille, bello e imprendibile
Per il volontariato è manna, ma lo Stato lo versa in ritardo e senza certezze stabili. Lo sfogo di Massimiliano Frascino
GROSSETO. La beffa del 5 per mille colpisce ancora. Si potrebbe riassumere così lo sfogo del presidente della Fondazione Il Sole, Massimiliano Frascino, che sul sito della Fondazione e su Facebook condivide tutta la sua amarezza (per restare nel politicamente corretto) a proposito delle difficoltà e dei ritardi nel vedersi erogati i fondi destinati dai contribuenti con il 5 per mille. A partire dalla tempistica.
Sì perché i soldi del 5 per mille che la Fondazione Il Sole come tante altre realtà del territorio sta aspettando di incassare (dal Comitato per la Vita al La Farfalla) sono frutto delle scelte espresse dai contribuenti con la dichiarazione dei redditi del...2012. Due anni di ritardo. E ancora l’iter non è finito.
«Ad aprile abbiamo saputo dal sito dell’Agenzia delle Entrate _ dice Frascino _ che alla Fondazione saranno destinati 58.312 euro. A livello nazionale siamo il 394º ente su 33mila aventi diritto. Ovviamente siamo ancora in attesa di sapere quando ci verranno materialmente erogati. Ricordo ancora che la prima volta abbiamo riscosso addirittura il 22 dicembre, mentre l’anno scorso a fine agosto».
Non potendo la Fondazione fare affidamento sul periodo di riscossione, visto che non ci sono comunicazioni né certezze in merito dallo Stato, la soluzione è quella di chiedere un anticipo del credito alla banca per far fronte alle normali scadenze, dai fornitori alle bollette agli stipendi del personale.
«Se facciamo una proporzione _ dice Frascino _ la quota dal 5 per mille rappresenta circa un quinto del nostro bilancio. Parliamo di una fetta importante, non di piccole cifre. Per lo Stato non dovrebbe essere difficile poter dire quando erogherà risorse riscosse con puntualità dalle dichiarazioni dei redditi: questo consentirebbe a noi delle Onlus di pianificare le nostre attività con più serenità».
Il discorso del presidente Frascino si allarga poi a questioni di carattere nazionale che investono tutto il mondo del terzo settore. La beffa del 5 per mille non è solo nella tempistica dell’erogazione ma anche nel fatto che una quota del 5 per mille dell’Irpef destinato al mondo no profit in realtà non arriva ai destinatari.
«Ogni anno _ spiega Frascino _ con la legge finanziaria lo Stato decide la copertura massima di risorse che andranno effettivamente al 5 per mille. Se il tetto viene fissato a 400 milioni di euro e i contribuenti destinano risorse per 480 milioni di euro quegli 80 milioni di differenza vengono trattenuti per altri usi».
I soldi del 5 per mille arrivano dunque in ritardo e neanche integralmente, ma c’è di più. «Di anno in anno _ dice Frascino _ si continua ad affidare alla Finanziaria la questione del 5 per mille senza averlo stabilizzato per legge malgrado il pronunciamento della Corte Costituzionale. Da tre anni a ogni Finanziaria si ripete la mobilitazione dei parlamentari e delle associazioni del terzo settore ma non cambia nulla e si resta appesi alla tanto strombazzata promessa di riforma del terzo settore».
A questo proposito il presidente della Fondazione Il Sole si augura il ritorno agli scopi originari del 5 per mille.
«L’allargamento dei soggetti beneficiari su pressione delle lobby _ dice Frascino _ ha prodotto la dispersione delle risorse con il risultato che ora praticamente tutti possono aspirare ad avere risorse dal 5 per mille, dalla bocciofila all’ente di tutela di un palio. Il 5 per mille ha senso se sostiene la ricerca, i servizi sociali e l’assistenza e se va a finanziare organizzazioni ben strutturate. Spesso purtroppo si vedono elenchi con tante associazioni che hanno una sola donazione o che non arrivano neanche a mille euro. Che senso ha questa dispersione, a chi giova?».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
