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Grosseto

Biogas sotto sequestro, Marzio Scheggi indagato: «Ma sono tranquillo»

Biogas sotto sequestro, Marzio Scheggi indagato: «Ma sono tranquillo»

L’ex amministratore ha ricevuto l’avviso di garanzia. Il presidente della Provincia Marras: «È giusto accertare eventuali responsabilità»

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CINIGIANO. «Sono tranquillo: fin quando sono stato presidente della società Agri Power Plus è sempre stato tutto a posto», spiega Marzio Scheggi, uno dei destinatari dei quattro avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Grosseto per l’impianto a biogas di Santa Rita (Cinigiano), recapitati ad altrettanti amministratori e tecnici della società in questione, tra cui appunto a lui. Oltre a Scheggi - ex amministratore della Agri Power ed ex sindaco di Cinigiano in anni precedenti alla gestione della società - tra gli indagati figura Nicolò Marzano, nuovo e attuale amministratore della società a lui succeduto.

L’impianto. Per il piccolo impianto che sorge in località Santa Rita (Podere Camona), sorto all'interno di un manufatto esistente e inutilizzato da anni, i sigilli da parte del Corpo forestale e della Digos - che hanno eseguito un ordine del giudice delle indagini preliminari Valeria Montesarchio - sono scattati venerdì. L’ipotesi degli inquirenti è che l'impianto non abbia rispettato la normativa nella fase iniziale, quando era in corso l’iter per il conseguimento delle autorizzazioni, ma anche nella fase di gestione quando dovevano essere rispettate regole ferree per il funzionamento.

«Sono tranquillo». Raggiunto telefonicamente, Scheggi non commenta. Conferma di aver ricevuto l'avviso ma - spiega - non ha ancora visionato le carte con il suo legale, l'avvocato Fabio Tavarelli, perché «sono fuori Toscana. Per quanto mi riguarda posso dire, fin quando ci sono stato cioè fine marzo-primi di aprile del 2013, che era tutto a posto. Poi sono andato via, la società è cambiata: il nuovo amministratore non lo conosco neppure. Ripeto: sono tranquillo».

Il legale. «Quando c’era il mio assistito, dal punto di vista amministrativo era tutto a posto», spiega anche l’avvocato Fabio Tavarelli. Tre sarebbero in buona sostanza le contestazioni: la prima (che riguarda Scheggi e anche gli altri) «è che all’epoca le autorizzazioni avrebbero dichiarato un'entrata in esercizio prima della fine dei lavori edili». L’impianto non sarebbe insomma stato pronto da un punto di vista edilizio. La seconda contestazione (solo per gli altri indagati) riguarda la gestione e cioè che oggi l'impianto sarebbe alimentato irregolarmente, «con meno del 50% del materiale proprio». La terza (anche questa solo per gli altri indagati) riguarda presunti scarichi irregolari. Per Tavarelli la messa in esercizio - che riguarda appunto la prima fase, chiama in causa Scheggi e avvenne quando lui era ancora amministratore - fu del tutto regolare. «Non c’è stata nessuna simulazione, nessun errore o falsità nella carte» tale da aver prodotto alcun tipo di profitto nelle sue tasche.

La Provincia. Ieri è intervenuto il presidente della Provincia, Leonardo Marras (l’ente provinciale ha raccolto i pareri degli enti e dato l’autorizzazione), per chiarire di non conoscere «il contenuto specifico»; certo è che «ogni indagine è benvenuta per accertare eventuali responsabilità e garantire il rispetto dei parametri nella produzione energetica da parte delle aziende agricole che operano sul nostro territorio in questo nuovo campo. Già da tempo la Provincia, con l’approvazione del Piano territoriale di coordinamento, ha deciso di incentivare gli impianti alimentati a biomasse connessi all’attività agricola, dopo aver proposto un protocollo d’intesa sottoscritto da Comuni e associazioni di categoria per realizzare il distretto delle rinnovabili. Ciò che ha contraddistinto il nostro approccio è stato il vincolo stretto tra attività agricola e l’opportunità di vedere autorizzate le centrali a biogas, che per la parte prevalente devono essere obbligatoriamente alimentate da produzioni aziendali, siano esse produzioni principali che sottoprodotti. È evidente che se qualcuno non rispetta le autorizzazioni o mette in atto pratiche fraudolente, questi dev'essere sanzionato. Così com’è chiaro che eventuali comportamenti scorretti non mettono in discussione la bontà di una scelta ispirata a buone pratiche ambientali e alla capacità delle aziende agricole di diversificare il loro ambito di attività».

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