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Assalto al bancomat di Punta Ala Confessano i sei arrestati

Assalto al bancomat di Punta Ala Confessano i sei arrestati

PUNTA ALA. Obbligo di dimora per tutti e sei gli uomini arrestati dai carabinieri perché ritenuti responsabili a vario titolo dell’assalto (non riuscito) al bancomat del Monte dei Paschi di Siena,...

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PUNTA ALA. Obbligo di dimora per tutti e sei gli uomini arrestati dai carabinieri perché ritenuti responsabili a vario titolo dell’assalto (non riuscito) al bancomat del Monte dei Paschi di Siena, agenzia di Punta Ala al Gualdo.

Così ha deciso il giudice delle indagini preliminari Valeria Montesarchio, che ieri ha interrogato i sei in carcere; dal quale sono poi usciti dopo la convalida chiesta dal procuratore Francesco Verusio. Sono Antonio Maravolo, 35 anni, Alberto Ruggiero, 46 anni, Gennaro Di Maggio, 57 anni, Ciro Zinno, 46 anni, Mario Paudice, 52 anni, e Pasquale Busiello, 25. Tutti hanno più o meno ammesso le proprie responsabilit. I sei erano stati fermati in due momenti diversi dai carabinieri mentre si allontanavano da Punta Ala, a Pian d’Alma. Prima la Fiat 600 con Maravolo e Ruggero (erano da poco passate le 4 del mattino di giovedì), poi le altre tre auto: la Ford Fiesta con Di Maggio e Zinno, l’Alfa 156 con Busiello e infine la Mercedes di Paudice. I carabinieri di Marina di Grosseto si erano insospettiti già perché avevano trovato dei guanti da lavoro nella Seicento. Quando poi dalle altre tre auto sono venuti fuori una lancia termica, piedi di porco, altri attrezzi e radioline, il quadro è apparso subito chiaro e i militari hanno chiamato i rinforzi da Campagnatico e dalla stessa Punta Ala per poter procedere ai controlli.

Anche perché, come è poi stato ricostruito, quelle tre stesse auto erano state viste pochi minuti prima nel parcheggio di un campeggio di Punta Ala, motore acceso e fari spenti. Aveva dato l’allarme alla guardia giurata del campeggio: il metronotte aveva visto le auto andare verso Punta Ala e aveva dato l’allarme.

Ma perché il gruppetto si era allontanato a mani vuote? Perché sarebbe suonato l’allarme antintrusione della banca. Stando alla ricostruzione operata dai carabinieri anche con l’aiuto della scientifica, il raid sarebbe stato messo a segno verso le 3.45. In due avrebbero armeggiato nella parte retrostante della banca, scardinando la grata in metallo di una finestra (grata ritrovata a poca distanza). Il “lavoro” avrebbe permesso di arrivare fino alla cassaforte, attaccata con la fiamma ossidrica: il calore ha lasciato un taglio verticale in corrispondenza della serratura. Un “lavoro” non portato a compimento, nonostante che fosse stata manomessa la centralina elettrica.

Le telecamere del sistema a circuito chiuso avevano consentito ai carabinieri di attribuire le principali responsabilità a Di Maggio e a Maravolo, che sarebbero stati riconosciuti dal confronto con gli abiti indossati al momento in cui gli uomini sono stati fermati al posto di blocco. Il resto degli accertamenti aveva poi indotto gli investigatori a ritenere tutti e sei gli uomini coinvolti nel tentativo di furto.

(p.s.)

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