Il Tirreno

Grosseto

Antimonio, ricerca e polemiche

di Francesca Ferri

Manciano: la grossetana Ecogeo si fa avanti per eseguire carotaggi, il comitato Beni comuni si oppone

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MANCIANO. Si riapre la corsa all’antimonio di Manciano e sulla lunga strada delle autorizzazioni che conduce ai giacimenti – e che passa per il Comune e la Regione – il comitato Beni comuni di Manciano, contrario allo sfruttamento, torna a piantare ostacoli e freni. Dopo il megaprogetto di un’enorme miniera a cielo aperto di 100 ettari che la canadese Adroit resources ha cercato di realizzare senza riuscirci _ il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della società agricola Servera e annullato la concessione mineraria _ una piccola società grossetana si è fatta avanti, con un progetto più circoscritto ma che ha ugualmente fatto balzare gli ambientalisti. L’antimonio, infatti, se non trattato con le dovute precauzioni, è tossico e quella zona è particolarmente preziosa per le sue risorse acquifere.

La società si chiama Studio Ecogeo e conta tre giovani soci, due geologi e un ingegnere, che il 18 agosto hanno presentato alla Regione un progetto per ottenere il permesso a cercare antimonio, argento, oro e altri minerali a Santa Barbara, zona La Campigliola.

Ecogeo ha chiesto di poter effettuare, in fase di ricerca, otto carotaggi in altrettanti punti di un’area di 208 ettari. Le perforazioni – si legge nel progetto – avranno un diametro di circa 4 centimetri, scaveranno fino a 20 metri di profondità e saranno effettuate ad aria.

Ecogeo è, infatti, convinta che nel sottosuolo di Manciano, e nemmeno troppo in profondità, ci sia antimonio in quantità. E il suo sfruttamento potrebbe fruttare, quello sì, una miniera di soldi (vedi box), per la società e per il territorio.

Il comitato Beni comuni, invece, è di tutt’altro avviso e solleva molti dubbi su questa operazione. Per il presidente Andrea Marciani quella della Ecogeo è una ricerca «pretestuosa». «Consultando il sito della Ecogeo – spiega Marciani – ci si avvede che ha al suo attivo solo alcuni impianti solari, eolici e geotermici prevalentemente a uso domestico e che non si è mai occupata di sfruttamento minerario. Quali sono le motivazioni che li spingono a una campagna di ricerca sostanzialmente inutile?».

Marciani pone l’accento sul fatto che la Ecogeo in passato abbia collaborato con Adroit e non avrebbe da sola le capacità finanziarie e tecniche per portare avanti lo sfruttamento. In sostanza, i Beni comuni temono che Ecogeo voglia subentrare ad Adroit «per suo conto o per conto terzi al solo fine di acquisire una nuova concessione mineraria».

«Abbiamo collaborato con Adroit nel 2005 – conferma il legale rappresentante dello Studio Ecogeo, il geologo Giacomo Biserni, laurea a Siena, dottorato di ricerca all’estero e pluriennale esperienza in Olanda – ma ci siamo staccati da loro proprio per non convergenza con il loro modo di fare, troppo invasivo sul nostro territorio. Noi siamo tre professionisti maremmani, io sono di Scansano. Ci teniamo al nostro territorio. E vogliamo lavorare nel rispetto delle leggi, dell’ambiente e condividendo questa nostra intenzione con il Comune e gli abitanti».

L’intenzione è quella di scoprire una volta per tutte se nel sottosuolo mancianese l’antimonio c’è o no. «E – spiega Biserni – vogliamo farlo con la minore invasività possibile. Per avere un’idea, la Adroit prevedeva carotaggi a 250 metri di profondità: noi abbiamo chiesto perforazioni a 15, 18 e 20 metri. Contando che l’acquifero è a 80 metri, noi ci fermeremmo ben 60 metri più in su, senza pericoli per la falda». L’eventuale coltivazione del giacimento si tradurrebbe in una cava da cui estrarre roccia per alcuni anni da portare a lavorare altrove.

Ma davvero lo studio grossetano non ha esperienza né soldi per eventualmente estrarre l’antimonio, come sostiene Beni comuni? E davvero dietro si nasconde un’altra società? Biserni rispedisce al mittente i sospetti. «Non tutto quel che facciamo lo scriviamo sul sito – spiega –; per 10 anni ho fatto consulenza in ambito minerario in Italia e all’estero, affittando, quando necessario, i macchinari per i carotaggi. Questa volta, è vero, non abbiamo le capacità finanziarie per sostenere la coltivazione del giacimento. Per questo abbiamo una joint venture con un’altra società, di cui però non voglio dire il nome».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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