Gioco
«Adesso si faccia chiarezza su tutta la filiera dei rifiuti»
CINIGIANO. «La magistratura arriva dove la politica fa disastri». Il capogruppo della lista civica di minoranza A/gente comune di Cinigiano, Giovanni Barbagli, interviene sul sequestro dell’impianto...
CINIGIANO. «La magistratura arriva dove la politica fa disastri». Il capogruppo della lista civica di minoranza A/gente comune di Cinigiano, Giovanni Barbagli, interviene sul sequestro dell’impianto a biomasse di Camone e attacca duramente l’amministrazione comunale, auspicando che «venga fuori la verità anche sul capannone di Santa Rita».
La notizia del sequestro dell’impianto di biomasse di Camone con l’accusa di truffa aggravata a danno dello Stato per 1,3 milioni di euro «disvela finalmente – dice Barbagli – un intreccio affari e politica di cui noi della minoranza, fin dall’insediamento, avevamo chiesto conto».
Barbagli, che ha presentato al sindaco Romina Sani un’interrogazione su questa problematica, fa osservazioni e chiede risposte su tutta la filiera dei rifiuti. «Proprio la filiera dei rifiuti – dice – iniziata con la discarica di Monte Mario, costata per farla e costata anche di più per chiuderla e bonificarla, e proseguita con l’impianto di Camone e con il cogeneratore di Santa Rita che non ha visto la luce grazie alla presa di posizione dei cittadini. È certamente una delle responsabilità degli amministratori che si sono alternati, sempre dello stesso partito, all’amministrazione di Cinigiano». Il riferimento è a Marzio Scheggi, ex sindaco di Cinigiano ed ex presidente Agri Power.
«Avevamo chiesto con una nostra mozione, discussa nella prima seduta consiliare, di affrontare la questione morale su due precise responsabilità – dice Barbagli – cioè l’intreccio affari politica e l’ urbanistica contrattata. La maggioranza ovviamente la bocciò e proprio il sindaco ci accusò di moralismo. Ora che uno di questi episodi si è trasformato in ipotesi di reato: il sindaco Romina Sani non si può più trincerare dietro un no comment, ma dovrà rispondere alla nostra interrogazione, presentata al consiglio, che chiede di sapere quali sono le responsabilità tecniche e politiche in questa vicenda, chi ha deciso questo tipo di interventi, chi li ha avallati, chi li ha sostenuti direttamente e indirettamente».
Barbagli ricorda che l’allora candidata a sindaco, «in piena campagna elettorale, in un’assemblea pubblica tenuta a Santa Rita, aveva maltrattato un cittadino che aveva portato un prelievo delle acque provenienti dall’impianto di Camone, affermando che era tutto regolare». E torna ancora una volta sul «capannone di Santa Rita», dove sarebbe dovuta nascere un’azienda, ma che poi fu smantellato senza nemmeno vedere la luce. «Da parte nostra – incalza Barbagli – avevamo annunciato un esposto alla procura, poi presentato, dopo che il sindaco aveva affermato in consiglio che era tutto regolare, per sapere quali erano le responsabilità per l’utilizzo di denaro pubblico speso in quel capannone (fondi europei; diversi milioni sul progetto regionale Docup) per un’opera che doveva assicurare un’attività industriale e occupazione ma che dopo alcuni giorni dall’apertura fu chiusa e mai più utilizzata. Vogliamo sperare che anche su questa vicenda la magistratura faccia piena luce».
Fiora Bonelli
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