Il Tirreno

Grosseto

Sotto sequestro il biogas di Santa Rita

di Pierluigi Sposato
Sotto sequestro il biogas di Santa Rita

Truffa per i contributi da 1,3 milioni di euro e scarichi abusivi. Quattro gli indagati tra cui i dirigenti di Agri Power Plus

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CINIGIANO. L’ipotesi di accusa non lascia spazio a interpretazioni: truffa. Perché secondo la Procura, l’impianto a biogas di Santa Rita, podere Camona, di proprietà dell’azienda Agri Power Plus, non avrebbe rispettato le norme nella fase iniziale, quando era in corso l’iter per il conseguimento delle autorizzazioni, ma anche nella fase di gestione, quando dovevano essere rispettate delle regole stringenti per il funzionamento dell’impianto.

Da ieri pomeriggio l’impianto che produce energia elettrica è stato messo sotto sequestro da polizia di stato e corpo forestale dello stato, che hanno eseguito un ordine del giudice delle indagini preliminari Valeria Montesarchio. Custode giudiziale dell’impianto è stato nominato l’amministratore delegato, un 30enne residente a Napoli, e al momento è indagato un altro dirigente dell’impianto. Ma sarebbero quattro, in tutto, i soggetti interessati dalle indagini: e la stessa Questura, che ha reso noto il sequestro, afferma che è in corso «lo sviluppo degli ulteriori profili investigativi». Le quote sociali sono detenute da Esco Lazio (20 %) e Dmg spa (80%).

Le indagini - coordinate dai pm Alessandro Leopizzi e Salvatore Ferraro - ipotizzano anche la truffa aggravata finalizzata al conseguimento delle erogazioni pubbliche: 1 milione e 300mila euro la cifra in ballo. Una somma ottenuta dal ministero dell’Economia dopo che l’impianto aveva conseguito la qualifica Iafr, relativa agli impianti a fonti rinnovabili, indispensabile per l’erogazione del finanziamento. L’incentivazione è stata fornita dal Gse, il gestore del servizio energetico deputato all’erogazione della tariffa onnicomprensiva degli impianti di questo genere.

Ma le contestazioni riguardano anche la fase di gestione. L’impianto di Agri Power Plus, come gli altri del resto, deve alimentarsi in maniera quasi autosufficiente, ad esempio con vari tipi di trinciato di mais (300 gli ettari tra Camone e Pianirossi), con una minima parte di vegetali provenienti da fuori. Invece, secondo le conclusioni dell’inchiesta, l’impianto di podere Camona avrebbe rovesciato le percentuali, ricorrendo solo in minima parte alla produzione locale e attingendo in quantità ritenuta irregolare da forniture esterne.

Non sarebbero regolari nemmeno gli scarichi delle acque reflue: sono stati ritenuti abusivi dagli investigatori, che hanno avviato le indagini circa un anno fa, ciascuno per le proprie competenze.

Ieri pomeriggio la Digos e il corpo forestale hanno proceduto alla notifica del sequestro e all’apposizione dei sigilli, mediante il personale della polizia scientifica. L’impianto è chiuso ma non è del tutto fermo, dal momento che sono consentite tutte quelle operazioni indispensabili alla tenuta in sicurezza, comprese quelle per evitare qualsiasi forma di inquinamento. A tali adempimenti dovrà provvedere l’amministratore delegato, proprio in virtù della nomina a custode.

L’impianto di Agri Power Plus ha avuto l’autorizzazione della Provincia nel marzo 2012 e nell’agosto successivo ha aperto il cantiere. È attivo da circa un anno. È di piccole dimensioni - un Mega watt) ma come tutti quelli similari è di grandi potenzialità, perché possono rendere a regime - ma si parla di diversi anni - svariati milioni di euro in produzione di energia elettrica. Secondo le stime della stessa società, l’impianto potrà arrivare a 7,5 milioni di kwh elettrici, potenzialmente in grado di alimentari i consumi di 1.500 famiglie al netto dell’autoconsumo (20 per cento). La stima della cogenerazione è quindi di 8 milioni di kwh termici, sotto forma di acqua a 90 gradi.

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