Il dolore
Commercio in crisi Da gennaio ad agosto chiuse 120 imprese
GROSSETO. Commercio e turismo in caduta libera. Toccato il fondo, in Maremma si scava. È un’emorragia senza freni. Più delle chiacchiere da bar o delle discussioni nei convegni tutti giacca e...
GROSSETO. Commercio e turismo in caduta libera. Toccato il fondo, in Maremma si scava. È un’emorragia senza freni. Più delle chiacchiere da bar o delle discussioni nei convegni tutti giacca e cravatta e poca sostanza ci sono i numeri. Sono le cifre a dare la percezione di quanto la spina dorsale dell’economia sia a dir poco malconcia. La fotografia scattata dall’osservatorio Confesercenti è a tinte da profondo rosso. Addirittura peggiori rispetto a quelle lacrime e sangue dello scorso anno.
Da gennaio a agosto 2014 sono ben 120 le imprese maremmane che hanno mollato la presa e deciso di chiudere i battenti. Appena 58 le nuove attività registrate. Tanti i motivi alla radice di un saldo negativo da paura. Insomma, quel meno 62 imprese (erano 57 nel 2013) nel solo Grossetano e solo nei primi 8 mesi dell’anno non può essere spiegato con il semplice sventolare della parola crisi.
Nel dettaglio, solo il commercio su area pubblica si salva, con una differenza positiva (+6). Male, malissimo tutto il resto. A cominciare dai negozi d’abbigliamento cui non ha giovato neppure la stagione dei saldi, peraltro deludente. Il rapporto tra attività che hanno aperto e chiuso è negativo (-5). Arranca il turismo: alloggio e somministrazione, in cui confluiscono hotel, ristoranti e bar, perde 11 imprese.
«A pesare – spiegano da Confesercenti – è soprattutto il calo delle iscrizioni: nei primi 8 mesi del 2014 le nuove aperture sono state 5 in meno rispetto al 2013».
A trascinare verso il baratro le aziende ci ha pensato sì la flessione – anzi, meglio dire il crollo – dei consumi interni. Ovvio, portafogli sempre più miseri di quattrini che frusciano e sempre più appesantiti da soli spiccioli di poco valore hanno giocato la loro parte. Ma a gettare in un angolo le imprese stanno contribuendo anche molte banche, con i rubinetti dei prestiti tenuti ben sigillati. Tanto che da Confesercenti arriva un richiamo alla “stretta del credito” che sfavorisce il rilancio.
Un’altra bordata alle aziende arriva dalle tasse. Come ricorda Confesercenti, il mercato sta «cannibalizzando le imprese più piccole, schiacciate da oneri troppo alti e da una domanda interna debole, conseguenza di politiche economiche mal calibrate che penalizzano i consumi e gli investimenti e che stanno distruggendo un tessuto, quello degli esercizi di vicinato, di grande importanza sociale».
Questa la fotografia. Sullo sfondo mille questioni, dall’impennata delle tasse locali accompagnate da scarsi servizi, «mancano – dice il direttore Confesercenti, Gloria Faragli – interventi su arredi urbani e cura dei servizi legati al turismo», alle polemiche sulla liberalizzazione di orari e giornate d’apertura che «non ha aiutato le piccole imprese». L’associazione chiede dunque «una svolta fiscale forte, tempestiva e vasta che alleggerisca la pressione fiscale su imprese e famiglie e favorisca l’autoimprenditorialità».
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