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Presildo, a Firenze in bici per il cinema

Presildo, a Firenze in bici per il cinema

Il primo operatore della sala Roma ne ricorda gli anni d’oro: «Un peccato che non esista più»

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CASTEL DEL PIANO. Cambia destinazione la struttura dell’ormai ex cinema Roma e si rinnova il coro di chi ritiene una perdita storica la chiusura dell’ultimo cinema dell’Amiata. E fra delusione e rimpianti, spuntano i ricordi e le storie. Come quella del primissimo cineoperatore che faceva questo mestiere per i tantissimi piccoli cinema della montagna, quando negli anni ’40-‘50 ogni borgo, anche il più minuscolo aveva il proprio “cinema paradiso”.

Quel cineoperatore oggi ha 97 anni e si chiama Presildo Lorenzoni e vive con la sua badante a Le Casette di Santa Fiora. Non si ricorda tutta la sua vita, Presildo, ma del suo lavoro non se ne è dimenticato, lui che, negli anni vocati alle sale cinematografiche, andava a prendere le “pizze” dei film fino a Firenze, in sella a una bicicletta: «Per alcuni anni - rammenta - andavo in bici, poi col motorino e poi con l’automobile. Andavo a prendere i film direttamente dalle case cinematografiche e chiedevo, per fare bella figura in paese, il “film che andava meglio”. Mi ricordo lo strepitoso successo di Marcellino pane e vino che proiettai, come gli altri, in tutte le sale amiatine: Arcidosso, Montelaterone, Selvena, Santa Fiora, Castell’Azzara, in sale chiuse o all’aperto, facendo le corse, a volte per portare in visione agli spettatori in attesa, il primo tempo, a distanza di chilometri, mentre in un altro paese si proiettava il secondo tempo. A Pescina, rammenta Presildo, ci trovai pure una fidanzata mentre aspettavo che finisse il film». Presildo con questo mestiere, aveva messo su una vera e propria azienda di famiglia e nella sala di Castel del Piano la moglie Diva staccava i biglietti e i figli Dumas e Luana vendevano le caramelle in sala. «Io - dice - ero un bravo operatore, di classe. Conoscevo tutto di quelle pellicole. Attori, regista e trame. Così, quando capitava che si rompesse una pellicola, cosa che accadeva spesso, mentre la riattaccavo con l’acetone, mandavo un amico a raccontare, dal palco, al pubblico, lo spezzone mancante che gli spettatori si erano persi. Lui riassumeva come poteva il passaggio che non sarebbe stato più visibile e non era raro che nel palco arrivassero ortaggi che la gente correva in un orto accanto alla sala a raccattare. E glieli tiravano, eccome. Ma era questione di un attimo e il grande schermo con le sue storie, aveva la meglio. Tutto tornava a posto. Io, sempre pronto, appena finito un tempo, a portare in bicicletta, la pizza nel paese vicino». Presildo prima di inventarsi il mestiere di cineoperatore faceva, in tempo di guerra, un po’ di mercato nero: «Stringhe, soprattutto - rammenta - finchè, poi, non mi imbattei nel cinema. E’ stato il mio amore di tutta la vita». La sua attività, bene impiantata passò poi al figlio Dumas e di seguito al nipote Roberto. Ma ormai era arrivato il declino delle sale cinematografiche che chiusero ad una ad una, decimate dalla televisione prima e dalle nuove tecnologie dopo. Arrivava l’era del digitale, delle multisale e di internet. «Peccato chiuda anche l’ultimo cinema - dice - Castel del Piano ha sempre avuto l’onore delle prime visioni in provincia, data la sua età, perché per mandare un film in prima visione si valuta l’età della sala. O per lo meno era così. Adesso non lo so, anch’io guardo la televisione».(f.b.)

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