Sicurezza
In carcere il braccio destro di Da Ponte
Mario Bevilacqua raccoglieva soldi per il Madoff della Maremma, accusato di aver fatto sparire 250 milioni di euro
FOLLONICA. Sono andati a prenderlo a casa, con un’ordine di custodia emesso dalla Procura della Repubblica Firenze e dovrà espiare una pena residua di tre anni di reclusione perché condannato per associazione per delinquere a carattere transnazionale finalizzata a esercizio abusivo attività finanziaria. Mario Bevilacqua, il promotore finanziario di 60 anni, era stato coinvolto nel processo del Madoff della Maremma, che ha portato in tribunale Robert Da Ponte, l’americano di Los Angeles accusato di aver fatto sparire duecentocinquantamilioni di euro all’estero. Soldi che venivano raccolti da Da Ponte, che aveva scelto come sede della sua attività la sua villa di Roccamare, insieme ai suoi collaboratori. Tra questi c’era anche Bevilacqua, appunto, che ha patteggiato durante il processo che si è celebrato al tribunale di Firenze.
I carabinieri della tenenza di Follonica lo hanno accompagnato al carcere di via Saffi, a Grosseto, da dove probabilmente sarà presto trasferito a quello di Massa Marittima. Aveva chiesto l’affidamento in prova, ma il giudice glielo ha negato, optando per il regime di semilibertà che gli consentirà comunque, durante il giorno, di uscire dal carcere per andare al lavoro.
E proprio Bevilacqua è stato indicato dai carabinieri prima e dai magistrati durante il processo poi, come uno degli uomini chiave di questa vicenda con 305 clienti a portafoglio su 370. Un numero enorme, se si pensa che Robert Moore, alias Robert Da Ponte, avrebbe avuto soltanto 21 clienti. Il promotore finanziario sessantenne, buona parte della raccolta di denaro l'avrebbe esercitata anche a Follonica, nella cerchia di amici e parenti, contattati durante feste e le cene.
Bevilacqua, i soldi dei risparmiatori di Follonica e dintorni se li sarebbe fatti consegnare con la promessa di una rendita del 10% all'anno, esentasse. Soldi che, dicevano, sarebbero stati investiti in fondi della banca Rotschild. La famiglia di banchieri svizzeri, però, di quegli investimenti non ne ha mai saputo niente, finché non è partita l'indagine del ros dei carabinieri di Firenze. Ma che i Rotschild non c'entrassero nulla con questa storia, a un certo punto se ne rende conto anche lo stesso Bevilacqua. In una intercettazione dice: «Vado dalla clientela e parlo di Rotschild in prima persona... è responsabile lui in prima persona oppure no?».
Dubbi che lo hanno martellato fino alla fine: durante il processo, il promotore finanziario di Follonica aveva anche chiesto di essere ammesso come parte civile. Richiesta però che gli è stata rifiutata, nonostante anche dal suo portafogli fossero transitati, in dieci anni di attività, probabilmente milioni di euro investiti all’estero.
@francegori
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