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Grosseto

il processo concordia

Schettino interrogato La data è il 2 dicembre

GROSSETO. La data è stata fissata ieri, a conclusione dell’udienza: Francesco Schettino sarà interrogato il 2 dicembre. Ancora poco più di due mesi perché il comandante possa dire fino in fondo la...

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GROSSETO. La data è stata fissata ieri, a conclusione dell’udienza: Francesco Schettino sarà interrogato il 2 dicembre. Ancora poco più di due mesi perché il comandante possa dire fino in fondo la sua, dopo l’interrogatorio davanti al gip, dopo le dichiarazioni spontanee, dopo le tante interviste informali.

Sarà il momento clou - e se non dovesse bastare, il presidente Puliatti ha previsto lo “sforamento” per mercoledì 3 - del processo che ieri ha vissuto la sua 42ª udienza, la seconda (e consecutiva) celebrata senza la presenza dell’imputato, ancora ammalato. Un’udienza veloce (tre ore e mezzo o giù di lì)in cui è tornata protagonista la sicurezza della nave. Un aspetto messo di nuovo in evidenza dalle parti civili, che fuori dall’aula hanno sottolineato la necessità che la Concordia dovesse essere fermata, viste le numerose carenze da loro riscontrate. Il primo a essere sentito è stato l'ingegner Pierfrancesco Ferro, specialista di Costa Crociera per la nave, al quale gli avvocati di parte civile - e primo tra tutti Cesare Bulgheroni che l'aveva citato - hanno chiesto spiegazioni su quanto da lui effettuato la notte del 13 gennaio 2012, dopo aver saputo dell'impatto contro lo scoglio delle Scole a Isola del Giglio. Pur con molti «non ricordo», l'ingegnere ha parlato delle conversazioni avute con l'ingegner Parodi, dei preparativi per raggiungere l'isola, delle informazioni ricevute da Schettino una volta arrivato al porto. «All'1.30 seppi da Parodi che la situazione era gravissima, quasi irrecuperabile, ma decidemmo comunque di partire con i sub. Alle 2-2.30, quando ero già in Toscana, sull'autostrada, seppi che la Concordia era perduta».

Non particolarmente significative le deposizioni di Giorgio Moretti, comandante, in Costa da 35 anni, da due anni addetto alla formazione, e di Dario Bruni, 43 anni, ingegnere del Rina, che quella notte insieme al collega Lorenzetti fu chiamato nella sede di Costa ad assistere alla gestione della crisi. «Nelle sit disse che si trattò di una richiesta inusuale e fuori dai vostri compiti», ha incalzato l’avvocato di parte civile Guarini: «Sì, ma solo per l’orario», ha replicato Bruni. Ma c’era urgenza o no? ha chiesto ancora il legale chiedendo come mai tanta solerzia nel chiamare i sub: «Solo per l’organizzazione dell’ispezione dei sub, un’attività finalizata alla ricertificazione. Era chiaro che non si poteva fare un’ispezione quella notte, ma c’era una tempistica da rispettare». Prossima udienza il 6 ottobre, con altri testi di parte civile. (p.s.)

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