Attenzione
Quel processo per abusi all’ex Miss Italia
Seminterrato, sottotetto, terrazzo e porticato: nessuna condanna, tutto sanato o prescritto
MANCIANO. I tempi in cui venne incoronata Miss Italia sono lontani (1988). Ma Nadia Bengala, siracusana, non solo è ancora bellissima ma è ancora nel mondo dello spettacolo, dal momento che da pochi mesi è direttrice responsabile di Slide Magazine, un magazine su carta dedicato al mondo delle reginette. Il suo nome è però comparso, oltre che nella gerenza del periodico, anche sullo statino dei processi del Tribunale di Grosseto: per un abuso edilizio, dal quale è tuttavia uscita senza condanna.
Nadia Bengala, che adesso abita a Roma, era imputata come proprietaria committente insieme a un cittadino romeno di 39 anni, Nicolae Burlacu, anche lui abitante nella capitale, sotto accusa perché titolare dell'impresa che aveva eseguito dei lavori nella villa della ex miss, dalle parti di Poggio Murella. Lavori in totale difformità dai permessi, secondo l'accusa: un seminterrato dall'altezza di 3.10 invece che 2.40, diviso in cinque vani e con cinque finestre e non interrato; un sottotetto rialzato nel quale era stato ricavato un ambiente di 52 metri quadrati; un terrazzo; un portico.
La Procura aveva chiesto per queste ultime due realizzazioni il non doversi procedere per estinzione per sanatoria; e per le prime 15 giorni e 9.000 euro per ciascuno degli imputati. I difensori (Umberto Gulina per Bengala, Silvia Tonini per Burlacu) avevano insistito anche per la prescrizione per le prime contestazioni. E così (sanatoria e prescrizione) ha deciso il giudice Andrea Stramenga, dopo aver ascoltato anche l'architetto Fabio Detti del Comune di Manciano. Questi ha ricostruito che l'ufficio municipale aveva rilasciato il 26 giugno 2012 un permesso oneroso per il ripristino di alcuni abusi già rilevati nel 2009 (per il seminterrato, da interrare su tre lati); e ha affermato che il tetto non può essere sanato perché era rialzato di una quantità maggiore rispetto alla casa. Sanati invece, senza condizioni, terrazzo e portico.
Il giudice rileva però che gli interventi sono stati realizzati tra il 2008 (data del primo sopralluogo) e il marzo 2009, quando «il cantiere venne controllato dai tecnici Asl che accertarono alcune irregolarità relative alla normativa in materia di sicurezza dei lavoratori, ivi impiegati in nero». Il verbale è del 18 aprile 2009. E al momento in cui la sentenza è stata emessa (19 giugno 2014 - il giudice si è poi riservato il deposito delle motivazioni) erano passati quindi già 5 anni, il limite per le contravvenzioni per la prescrizione. «Anche per le opere non coperte da sanatoria, deve emettersi sentenza di non doversi procedere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
