La manifestazione
Fatture gonfiate per evadere le tasse
Sequestrata parte dell’abitazione a un notaio di Grosseto: deve all’erario 137mila euro tra Iva e imposte dirette
GROSSETO. Che quell’atto prima o poi gli sarebbe stato notificato lo sapeva. Perché l’indagine della guardia di finanza di Grosseto stava andando avanti ormai da quest’estate, da quando le fiamme gialle avevano scoperto un’evasione fiscale pari a 137mila euro. Ma due giorni fa, al notaio grossetano è arrivato il decreto di sequestro preventivo pari alla cifra che deve all’erario. Una parte della sua abitazione, insomma, è finita sotto sequestro, su ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto.
Il notaio è accusato di aver evaso 137mila euro di imposte dirette e Iva. Soldi che avrebbe dovuto pagare all’erario e che invece erano scomparse dalla sua dichiarazione dei redditi, dove erano state sostituite da fatture per pari importi emesse da una società amiatina che forniva servizi al notaio. Il meccanismo era semplice: il notaio aveva fatture “gonfiate”, per importi cioè superiori rispetto a quelli che venivano effettivamente pagati alla società. E ora proprio su questo aspetto i militari del Nucleo tributario della guardia di finanza di Grosseto, stanno svolgendo ulteriori accertamenti. Quello che interessa capire ai finanzieri e se effettivamente quelle fatture erano state gonfiate dalla stessa società, d’accordo con il professionista o se invece erano state fatte emesse, falsificandole, direttamente dal notaio.
Il professionista nei mesi scorsi era stato denunciato per frode fiscale nell'ambito di una indagine di polizia economico-finanziaria condotta dal nucleo di polizia Tributaria di Grosseto e coordinata dal Procuratore in cui era stata constatata un'evasione ai fini delle imposte dirette e dell'Iva per circa 137mila euro. Ora, con il sequestro di parte dell’abitazione del professionista, quei soldi che l’uomo deve all’erario sono stati messi al sicuro. Per valutare il prezzo dell’abitazione del notaio e disporre il sequestro, i finanziari hanno utilizzato come riferimento il valore del prezzo di mercato dell’immobile che è stato sequestrato. «Questo strumento consente di aggredire i beni di cui il contribuente abbia la disponibilità, per un valore corrispondente all'imposta evasa - spiega il comandante provinciale della guardia di finanza Massimiliano Giua - nei casi in cui non si possa procedere alla confisca dei beni che costituiscono il diretto profitto del reato tributario. Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente è, quindi, un provvedimento di natura prettamente sanzionatoria che non pregiudica l'attività amministrativa di recupero del tributo evaso e di irrogazione delle connesse sanzioni a cura della competente Agenzia delle Entrate».
Durante le indagini, le fiamme gialle avevano acquisito una mole di documentazione in possesso al notaio. Proprio tra tutte quelle carte i finanzieri avevano visto che c’era qualcosa di strano in quelle fatture: spese troppo alte, che mal si conciliavano con il lavoro dell’uomo. Portate a detrazione, per non pagare le tasse.
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