Sicurezza
Diecimila doppiette oggi festeggiano il rito dell’apertura
Inizia la stagione venatoria fra richiami alla sicurezza e polemiche su tasse, calendari e ambiti di caccia
GROSSETO. Sì, in Maremma la caccia tira ancora. Da oggi al 31 gennaio è aperta la stagione venatoria. Solo nel Grossetano sono quasi 10mila le “doppiette” in attività. Altro che crollo di adesioni, l’attività degli estimatori della dea Diana va alla grande.
Lepre, fagiano, colombo e molto altro: da oggi sarà consentito sparare qua e là per cercar di portare a casa qualche trofeo di quelli che finiscono in tavola. Nessuna caccia al cinghiale per ora (partirà come di consueto il 1º novembre) ma poco importa. Le continue polemiche tra cacciatori e animalisti non hanno demolito - almeno in Maremma - quella che è ancora in buona parte sentita come una tradizione ben radicata nel territorio. Così come poco o nulla ha smosso il pericolo rappresentato dagli incidenti di caccia, sempre in agguato a ogni tornata venatoria. «In Maremma – spiega il presidente di Federcaccia, Luciano Monaci – i cacciatori tengono. Siamo quattromila solo nella nostra associazione. Numeri in controtendenza rispetto a quanto accade a livello nazionale». Monaci spera in un’ottima annata: «in particolare per la caccia a lepri, fagiani e colombi, promette bene». Il numero uno della Federcaccia si sofferma sullo stretto rapporto tra doppiette e natura. «Manca il presidio agricolo, ci sono tanti campi abbandonati. I contadini sono sempre meno e il vero conoscitore del territorio oggi è il cacciatore». Infine l’accento sulla sicurezza: «è la cosa più importante. Se si rispettano norme e distanze la caccia non è pericolosa».
Nel giorno in cui arriva il via all’attività delle doppiette, il presidente di Libera Caccia, Paolo Isidori, parla di un cambio di passo nella gestione dell’universo venatorio. «Nell’ambito della riorganizzazione delle province speriamo che le competenze sulla caccia passino alla Regione». Da parte sua, l’ultimo presidente della Provincia eletto dai cittadini, Leonardo Marras, ricorda che una certezza c’è: «Un approccio rigoroso su basi scientifiche e il confronto sistematico nella Consulta provinciale della caccia, in questi anni ha dato buoni risultati, consentendo alla Provincia di gestire il territorio in modo equilibrato». Ma Isidori insiste sulla necessità di «un calendario venatorio unico per tutta la Toscana: quest’anno solo da noi non s’è cacciato né lo storno, né i piccioni in pre-apertura. Qui c’è chi ha preferito pagare un falconiere per spostare i piccioni da un punto all’altro della città». Il numero uno di Libera caccia chiede pure una revisione nei tre ambiti territoriali del Grossetano: «vorremmo che presidenti e rappresentanti si muovessero a titolo gratuito, per passione».
A proposito di passione: «Quella di oggi sarà una giornata di festa e serenità» assicura Claudio Sozzi, presidente Arcicaccia. «Ci ritroviamo per boschi e campagne, da soli o in compagnia di giovani, donne, anziani. Rispettosi delle produzioni agricole e attenti a garantire le massime condizioni di sicurezza. È una festa perché si rinnova un rito che ha segnato la storia, le tradizioni e la cultura dei nostri territori». Insomma, la caccia «è legata alla conservazione della natura e alla gestione del patrimonio faunistico». Dall’Arcicaccia arriva una riflessione sui quattrini che i cacciatori versano allo Stato in tasse. «Non rientra nulla nei territori di provenienza, queste risorse devono essere conferite alle regioni e agli Atc». Infine la stoccata: «i cacciatori vivranno con serenità la giornata di oggi. Le polemiche strumentali di questi giorni, vedi il presunto incidente in località Pian di Barca nel giorno di pre-apertura, non scalfiranno la loro integrità morale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
