Finanza
«La Rosa non rischia nulla Ha avuto un rimprovero»
Ritardo nella comunicazione reperibilità, parla Alfio Giomi presidente Fidal «Solo superficialità e negligenze, il doping è davvero un’altra cosa»
GROSSETO. «Stefano La Rosa, come gli altri 37 atleti nella lista, non rischia niente. Ha ricevuto solo un rimprovero, degli avvisi generici. Nessuno parla di squalifica anche se si tratta di ingenuità non accettabili».
Alfio Giomi, presidente nazionale della Federazione atletica leggera fa chiarezza sul famoso elenco dei 38 atleti “probabili olimpici” per i Giochi di Londra, additati di non aver presentato o aver presentato in ritardo, tra il secondo semestre 2011 e il primo del 2012, la comunicazione della reperibilità per agevolare il lavoro della commissione antidoping. Pratiche burocratiche che, come abbiamo chiarito nei giorni scorsi, non hanno nulla a che vedere il doping.
«Appare sempre più incredibile - sottolinea Alfio Giomi - dare una risposta a tutto quello che è successo. La somma di negligenze, superficialità, incompetenza, inadeguatezza, e chi più ne ha più ne metta, è senza fine. Proprio però per fare chiarezza va sottolineato che non si tratta di missed test (mancato controllo) ma di filling failure (mancata comunicazione)».
«Ai fini delle norme sportive antidoping - aggiunge il presidente Fidal - approvate dal Comitato olimpico hanno lo stesso peso ma sono infrazioni diverse. È comunque incredibile come non sia stata comminata alcuna sanzione in occasione delle prime infrazioni, cosa che, probabilmente, avrebbe fatto capire a tutti quanto grave fosse l'inadempienza. Ad ulteriore chiarimento il potere sanzionatorio è, a livello nazionale, competenza esclusiva della Procura Antidoping del Coni. La vicenda riguarda tutto (o quasi) lo sport Italiano e non solo l'Atletica. Il numero degli atleti che erano inadempienti è di ben oltre i 100».
E Giomi fa presente anche un dato significativo, che dimostra come sia migliorata la situazione: nell’ultimo anno gli atleti che hanno ritardato o omesso la comunicazione sono stati solo sei.
«Questo non sposta di una virgola - aggiunge il presidente Fidal, in carica dal 2 dicembre 2012 - la nostra responsabilità, ma serve ad inquadrare il problema nella giusta dimensione. Scaricare solo sugli atleti la responsabilità di quanto è accaduto è troppo semplice. L'atleta è il punto di partenza e di arrivo di tutto il movimento sportivo, ma in mezzo ci sono tecnici, società, federazione, Coni. Assumiamoci tutti la nostra responsabilità».
«Nel caso di filling failure - conclude il dirigente grossetano - non si parla di atleti dopati né possiamo accostare automaticamente a tale problema l'idea di atleti che in odore di doping si siano sottratti ai controlli. Superficialità e negligenza sono pessimi compagni di strada, ma il doping è un'altra cosa».
Maurizio Caldarelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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