Sicurezza
Tagli a scuola, disabile in aula solo 9 ore a settimana
Costretto a rimanere a casa perché manca l’insegnante di sostegno. La mamma: «Ci sentiamo abbandonati»
GROSSETO. È un adolescente, è gravemente disabile e dovrebbe trascorrere a scuola 36 ore. Ma l’ ascia delle riforme e delle razionalizzaizoni gliene fanno fare solo 9. E nelle altre 27 ore che gli spettano di diritto, il ragazzo cosa dovrebbe fare?
Se lo chiede la mamma di un ragazzo (del quale per ovvie ragioni di privacy non può essere svelata l’identità) che abita in provincia di Grosseto. «Il primo giorno di scuola – racconta – mamme entusiaste, custodi che rivedono i loro ragazzi correre lungo i corridoi, maestri e professori che ritornano a insegnare. Frasi di gioia, commozione e felicità da parte di tutti. Eppure ci sono anche altre realtà, come la mia. Un figlio che la mattina si sveglia e ti dice: “Mamma, scuola”; ma tu devi rispondere: “Oggi non andiamo a scuola”. Per tutti è iniziata la scuola ma non per mio figlio».
Il motivo? Il ragazzo ha bisogno dell’insegnante di sostegno. «Ma l’insegnante di sostegno mancava. Questa è l’Italia, paese dove la diversità non è tollerata, dove lo studio è un diritto, ma solo a parole. Perché se c’è un problema te lo risolvi da sola».
Un colpo al cuore dunque per un ragazzo che vorrebbe andare nella sua scuola. Ma per lui il diritto allo studio è un optional. La mamma è in attesa di risposta a un ricorso inoltrato dalla stessa preside dell’istituto che ha presentato ufficiale richiesta perché a quel ragazzo sia assegnato un insegnante apposito che lo tenga in aula per lo meno 18 ore. « Mio figlio – prosegue la mamma – è andato a scuola per un’ora al quarto giorno dall’inizio dell’anno scolastico. Quest’anno c’è un insegnante di sostegno per due ragazzi. Le 18 ore della docente sono divise a metà. Nove per uno. Ma mio figlio è un caso che non può stare a scuola senza insegnante di sostegno, come, invece, possono fare altri ragazzi disabili. Dunque lui resta a casa».
L’insegnante verrà nominata la prossima settimana. «Ed io – spiega la mamma – è questo che contesto. Le nomine dovrebbero essere fatte prima dell’inizio dell’anno. Già l’anno scorso mio figlio non andò a scuola la prima settimana e poi frequentò 18 ore, la metà delle 36 curriculari. Quest’anno sono diventate 9. La dirigente scolastica ha fatto ricorso per il mio caso, ma la risposta deve ancora arrivare. Se qualcosa non cambia mio figlio farà solo tre giorni di scuola di tre ore ciascuno. Mai un rientro pomeridiano dei due previsti da chi ha scelto, come noi, le 36 ore. Eppure anche lui ne avrebbe diritto. Oltre tutto gli piace andare a lezione. Lui, soggetto fragile, avrebbe diritto più degli altri a frequentare la scuola e invece non è così». Al momento la famiglia non ha certezze di come finirà. «Mi sto interessando se potesse essere ospite per qualche ora in un centro per ragazzi con handicap – conclude la mamma – ma qui li ammettono solo se hanno 18 anni. Dunque non so come rispondere al desiderio di scuola e di amici di mio figlio che in questo modo diventa uno studente a tempo molto, molto parziale e discriminato rispetto agli altri. Ci sentiamo abbandonati, senza protezione alcuna, con grave danno per il ragazzo».
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