La manifestazione
Guerra delle domeniche: ci risiamo
Un disegno di legge ripropone vincoli alle aperture dei negozi nei festivi. E la città torna a dividersi
GROSSETO. Ricordate la “guerra delle domeniche”? Ritorna in grande stile anche in Maremma, con la divisione netta tra chi vorrebbe preservare il sacrosanto diritto di stare aperto quando e quanto vuole e chi, invece, fa il tifo per il lavoro del parlamento che sta vagliando un giro di vite alle aperture libere imposte dai governi Berlusconi e Monti. Insomma, l’idea delle serrande giù per una dozzina di giorni all’anno, durante le feste “comandate”, è una prospettiva che non è passata inosservata.
Se associazioni come la Confesercenti non solo plaudono alla novità, ma anzi ne sono state artefici con una raccolta firme, altri, a partire da Conad, sono furibondi. L’Aurelia Antica a trazione Conad è l’unico grande centro commerciale della città. E, come confermato al Tirreno dall’ad Ugo Baldi, il colosso emiliano mal digerirebbe l’introduzione di vincoli.
Ieri, a rincarare la dose, c’ha pensato uno dei soci della cooperativa, Paolo Degli Innocenti. «Reintrodurre lacci e lacciuoli vorrebbe dire fare un danno enorme. Lo stare aperti significa dare un servizio anche ai turisti». Poi la legnata: «Le chiusure imposte provocherebbero una diminuzione del personale. Perché un obbligo di chiusura porterebbe meno lavoro e meno dipendenti». Insomma, lo Stato o chi per lui, «imporrebbe licenziamenti. E chi prenderà queste decisioni se ne assumerà le responsabilità. Gli incassi non verrebbero assolutamente recuperati».
Degli Innocenti ricorda come Conad si sia già data dei limiti. «Nonostante la possibilità d’apertura illimitata data dalle norme abbiamo scelto di stare chiusi per tre giorni all’anno: Capodanno, Pasqua e Natale». Infine un occhio va agli investimenti: c’è chi ha speso quattrini pensando di poter fare una certa quantità di fatturati. «Invece c’è una totale incertezza su quel che un’azienda può fatturare e su quel che un’azienda deve pagare. L’obbligo a stare chiusi 12 giorni all’anno sarebbe fuori da questo tempo».
Differente la posizione di Unicoop Tirreno, realtà che nel giro di un paio d’anni darà alla luce un superstore al Commendone. Qui il giudizio riguardo possibili modifiche alla legge sulle liberalizzazioni è tutto sommato positivo. Soddisfatto della novità il direttore Confesercenti, Gloria Faragli: «Siamo coerenti con quanto abbiamo sempre pensato».
A rincarare le divisioni ci pensa la liberalizzazione in ambito artigianale. Orari di estetisti e parrucchieri potrebbero essere rivisti. Una prospettiva che fa andare su di giri Cna e Confartigianato, da mesi in rotta di collisione con il Comune che ha sempre assicurato d’aver recepito quanto indicato da Stato e Europa. Ma ora tutto traballa. «Spero che il parlamento modifichi anche questo – tuona il direttore Cna, Renzo Alessandri – perché dimostrerebbe che l’atto fatto dal Comune non era dovuto, ma voluto». Pronto alla battaglia anche Mauro Ciani, Confartigianato: «Il nostro territorio è fatto da micro e piccole imprese. I titolari devono avere un riposo adeguato».
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