Il Tirreno

Grosseto

Povero parco, devastato e abbandonato

di Enrico Pizzi
Povero parco, devastato e abbandonato

Al Boschetto sono scomparse tutte le installazioni artistiche che lo avevano reso unico. Il recupero costa 200mila euro

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C'è stato un tempo in cui la città di Grosseto aveva affidato all'arte il compito di creare giochi per bambini in un parco pubblico. Oggi, però, di quelle installazioni artistiche non c'è quasi più traccia e servirebbero circa 200mila euro per ricreare, in parte, l'atmosfera del Parco del Boschetto dove, per un breve periodo, a due passi dal rinnovato parco di viale Einaudi, nell'area verde compresa tra viale Einaudi e viale della Repubblica, hanno trovato ospitalità le sculture- gioco di un gruppo di 8 artisti italiani e stranieri.

C'è un progetto, da circa 200mila euro, che consentirebbe di recuperare il recuperabile del Parco Il Boschetto: l'amministrazione comunale lo ha preparato, ma non sarà facile realizzarlo, anche se il sindaco Emilio Bonifazi spiega che sono già stati contattati alcuni degli artisti e che nei prossimi mesi il Comune cercherà di dare gambe a questo progetto, ripristinando un parco che fu una felice intuizione dei primi anni Novanta e fu inaugurato nel 1996, quando era sindaco Loriano Valentini.
Già tre anni dopo, però, le sculture-gioco mostravano segni di degrado. Si legge, infatti, in una relazione tenuta da Elena Princi nell'ambito del corso di formazione per docenti di arte ambientale, realizzato dal dipartimento educazione del centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 1999 in collaborazione con l'Irsae Toscana: «È mancata e manca l'assiduità nella manutenzione periodica delle sculture che già mostrano segni di invecchiamento e purtroppo sono sottoposte a danneggiamenti piuttosto frequenti ad opera di ignoti».
Eppure quel parco, fatto di sculture-gioco che il Comune acquistò mettendo al lavoro un bel gruppo di artisti, per un breve periodo, prima di cadere del tutto in abbandono, è stato un fiore all'occhiello per la città di Grosseto.
Vi si poteva ammirare il Labirinto di Irma Alonzo, che del parco fu anche ideatrice, e che è ridotto ormai a un rudere che conserva, in piedi, solo parte della porta di ingresso.
E poi il Dolmen, un grande muro semicircolare in tufo, realizzato da Stefano Corti, su cui i bambini potevano arrampicarsi per arrivare a suonare tre oggetti sonori, in metallo, che oggi scomparsi.
C'era anche un Cavallo di Troia realizzato dall'artista tedesco Martin Emschermann e del quale restano solo tre zampe utilizzate per appoggiare le biciclette.
L'attrazione più conosciuta, forse, era il Muro Sonoro, del francese Frederic Guerin, un muro che colpito con le mani o con una palla produceva dei suoni.
Un'altra opera era il Drago, di Manuela Riccardi, di cui non resta ormai nulla così come è completamente scomparso il percorso in equilibrio, su assi di legno, di Monica Mariniello.
Restano in piedi, ma scolorite, le Tre Torri dell'artista italo canadese Tony Spizzirri, e si salva solo perché l'autore l'ha smontato, quattro anni fa per restaurarlo e ricollocarlo nel parco di via Ximenes, il Nido Armonico dell'artista tedesco Paul Fuchs.
«Il Comune – dice il sindaco Bonifazi – non si è dimenticato di quel parco, solo che per intervenire sulle opere d'arte occorre il consenso degli artisti e, magari, occorrerebbe che se ne occupassero direttamente loro, inoltre è previsto un investimento da 200mila euro per rimettere a posto il parco» che avrà, comunque una sistemazione diversa perché «è bene chiarirlo – dice ancora il sindaco – non tutte le opere potranno essere recuperate, alcune andrebbero rifatte ex novo».

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