Sicurezza
«L’Amiata può pilotare le aree montane interne»
ARCIDOSSO. Quali sono i progetti del Pd per l’Amiata futura? Il segretario regionale, Dario Parrini, aggrega i quadri amiatini del partito e gli esponenti di spicco regionali, provinciali e locali ai...
ARCIDOSSO. Quali sono i progetti del Pd per l’Amiata futura? Il segretario regionale, Dario Parrini, aggrega i quadri amiatini del partito e gli esponenti di spicco regionali, provinciali e locali ai Bagnoli di Arcidosso per parlarne.
Un tema che diventa particolarmente caldo e urgente, in vista delle elezioni del 2015. Anche perché – sebbene come ha detto il presidente di Acquedotto del Fiora Tiberio Tiberi «l’Amiata ha tenuto pure in tempo di crisi» – vi sono conti in sospeso e nodi da sciogliere, esigenze antiche e ostacoli da superare.
Nel novero, strada del Cipressino e viabilità complessiva che ad ogni tornata elettorale tornano alla ribalta, il varo dell’Unione dei comuni che ha il fiato grosso, il lancio vero delle eccellenze enogastronomiche del comprensorio, la geotermia, i servizi sacrificati per carenza di numeri di abitanti. Temi vecchi che, dopo la chiusura delle miniere negli anni 70, hanno fatto tribolare il Pd, sempre alla guida dei comuni con pochissime eccezioni.
Il Tirreno ne ha parlato con il presidente della Provincia Leonardo Marras, che per rappresentare l’Amiata utilizza una definizione dell’ex ministro della coesione territoriale Fabrizio Barca: «L’Amiata è un vasto territorio strategico per le aree montane interne – dice Marras – e ha tutte le carte in regola per essere candidata a diventarne pilota. Questa dovrà essere la strategia per i prossimi anni».
Un’Amiata, insomma, che non solo non deve temere di essere emarginata, ma può farsi cabina di regia di un vasto comprensorio. Ma per esserlo deve avere per lo meno una viabilità decorosa, ottenibile solo col rifacimento del Cipressino.
«Abbiamo proposto alla Regione – spiega Marras – il rifacimento del Cipressino col contributo di più forze: Provincia, Regione, Comuni, Enel green power. L’idea è quella di operare per tranche. Certo che i 60 milioni di euro, se bastano, per il rifacimento totale, sono tanta roba. Ma se si interviene via via su segmenti di strada, l’impatto economico sarà più sostenibile». In altre parole anche le risorse geotermiche sarebbero essenziali per sdoganare questa questione. Ma la Regione per la viabilità non ha soldi, e diventano essenziali i contributi della geotermia.
Altro punto scottante per l’Amiata, la necessità di coesione per gli otto comuni (sei sono sotto i 3mila abitanti e solo due, Castel del Piano e Arcidosso, oltre quella cifra) che si è concretizzata per la montagna nella scelta istituzionale dell’Unione. Certo è che i comuni sotto i 3mila abitanti devono associare per legge i servizi. Data un’Amiata compatta, anche Castel del Piano e Arcidosso, con quasi 5mila abitanti a testa, pur potendone restare fuori, sono entrati a far parte dell’Unione, che fa fatica, però, a mettere in moto tutti gli ingranaggi.
«L’Amiata – dice il presidente Marras – ha scelto l’Unione e non la fusione che appare una teoria non applicabile a territori assai distanti fra di loro e con peculiarità specifiche e a volte non sovrapponibili. L’Unione è apparsa più “naturale” rispetto a una forma di fusione che avrebbe lasciato il territorio senza presidi». Alla fine, nel caleidoscopico scenario montano, risulta sempre difficile mettere a convivere elementi di per sé essenziali e fare scelte forti di cui invece ci sarebbe bisogno.
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