Sicurezza
Busta all’avvocato con polvere da sparo
Il legale, una donna, ha trovato anche dei pallini «Non so chi sia il mittente ma non smetterò di lavorare»
GROSSETO. Si è girata e rigirata quella busta contenente quegli strani pallini per un po'. Poi, ancora perplessa, è andata dal collega di studio, nella stanza accanto: «Guarda un po'…«. E il collega è trasalito, riconoscendo gli oggetti: «E' meglio chiamare i carabinieri…».
Perché quei pallini erano da caccia e accanto c'era della polvere da sparo. Un avvertimento, insomma. Una minaccia con poche allusioni indirizzata a un’avvocatessa grossetana, poco più che cinquantenne, che svolge prevalentemente attività civilistica e di recupero crediti. Una donna che chiede che, almeno per il momento, il suo nome non venga fatto: «per i miei figli», spiega, pur restando intenzionata a rendere nota la vicenda, che risale alla mattina di lunedì.
Sconcertata, disorientata, la professionista aggiunge di non sapere chi possa essere stato il mittente: sulla busta, di quelle con la finestra trasparente perché fosse leggibile per il postino il destinatario (“Egr. Avv.” scritto al computer), nessuna indicazione. All’interno un primo foglio di carta bianca dentro il quale ce n’era un altro sul quale, fermati con lo scotch bianco, c’erano la polvere e i pallini. Il timbro di Firenze e la data 11 settembre gli unici dati ricavabili. Insieme, probabilmente, alle impronte digitali che i carabinieri potrebbero rilevare, più che sulla carta, su quei pezzi di scotch trasparente tagliati irregolarmente su cui i polpastrelli lasciano “firme” chiarissime.
«Io non so chi possa avercela con me - dice l’avvocatessa - Ho avuto un paio di telefonate minacciose, una a giugno, una l’anno scorso, ma non le avevo nemmeno denunciate. Pensavo fosse tutto finito lì. E comunque non posso essere certa che si tratti della stessa persona. Io vengo a contatto con tante persone per la mia attività. Posso immaginare che sia qualcosa legato al mio lavoro, che comprende anche il recupero crediti: ma come faccio a esserne sicura?».
Questioni personali? «Me lo hanno chiesto, i carabinieri. Ma io non ho nessuna questione di questo genere. No, credo che sia tutto da ricercare nel mio lavoro». L’avvocatessa non si occupa di caccia e nemmeno di questioni relative ad animali.
La busta, giunta per posta ordinaria la mattina di lunedì, è stata consegnata ai carabinieri dall’avvocatessa, che nel pomeriggio si è recata in caserma accompagnata dal proprio legale per sporgere denuncia. «Contro ignoti», specifica.
E aggiunge: «Io comunque non ho alcuna intenzione di smettere di lavorare. Vado avanti. Ho bisogno di lavorare. Non saranno della polvere e dei pallini a farmi tornare indietro. Sono preoccupata, certo. E non ho dormito benissimo. Ma continuerò con il mio lavoro».
All’avvocatessa è giunta subito la solidarietà del Consiglio dell’Ordine degli avvocati. Dice il presidente, Luigi Bonacchi: «È un fatto gravissimo. È un episodio oltretutto gratuito, commesso nei confronti di chi svolge prevalentemente attività civilistica. Se qualcosa deve capitare - ed è capitato a un collega qualche tempo fa - capita in genere ai penalisti. Ma c’è di più. Questa lettera dimostra la sofferenza economica generalizzata della nostra provincia, in cui la collega si trova stritolata senza avere alcuna responsabilità». «Io mi limito a dare corso alla volontà di chi intende recuperare il credito - spiega l’avvocatessa - Non ho responsabilità dirette. Ma è chiaro che chi si trova a che fare con questi problemi identifica nell’avvocato l’interlocutore più vicino. E forse qualcuno può essersela presa con me perché sono donna».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
