Sicurezza
Gessi rossi, ambientalisti scagionati
Bertocci e Menchetti avevano avanzato dubbi sull’uso degli scarti Tioxide come fertilizzanti e l’azienda li aveva querelati
SCARLINO. Che i gessi rossi contengano cromo esavalente non c’è dubbio. E poco importa che questi siano al di sotto dei parametri previsti dalla legge, perché «il semplice rispetto dei limiti non costituisce presunzione di legittimità di un’attività, ben potendo esistere una situazione che, pur rispettosa dei limiti, si riveli in concreto lesiva». Così scrive un giudice. Quindi, è lecito in un caso simile farsi delle domande. Se poi aggiungiamo un altro paio di passaggi poco chiari, ecco che l’archiviazione (doppia) è servita. Dopo tre anni, si conclude lo scontro giudiziario tra gli ambientalisti Edoardo Bertocci ed Elisabetta Menchetti, difesi dall’avvocato Roberto Vannetti, denunciati per diffamazione e danni dalla Tioxide di Scarlino dopo aver avanzato dubbi e richiesto ulteriore verifiche sui gessi venduti come fertilizzanti dall’azienda.
«I dubbi erano legittimi» dice il tribunale di Grosseto. Tutto finisce dove era iniziato: sulla terrazza delle vecchie poste di Scarlino. Lì, nel 2011, si tenne la conferenza incriminata. E sempre lì, ieri, Menchetti e Bertocci sono tornati alla carica dopo due sentenze d’archiviazione. Lei, consulente esperto in temi ambientali; lui, ex segretario provinciale dei Verdi, in carica all’epoca dei fatti. «Poi mi hanno fatto fuori per questa vicenda» dice. «Non è una vittoria – dice la prima – Andremo avanti e riprenderemo in mano tutte le carte prodotte in questi anni». Ci sono ora due sentenze che rafforzano le parole di allora. Due sentenze che dicono che i dubbi sulla vendita come fertilizzante dell’Agigress, ossia i gessi rossi (scarto della produzione di biossido di titanio), erano fondati. I giudici non dicono che quel materiale sia pericoloso. Anzi, nella sentenza ribadiscono che «l’Agigress non è pericoloso per l’ambiente e la salute umana», ma allo stesso tempo «contiene cromo esavalente e altri metalli pesanti». E non conta che i limiti siano sotto ai livelli di guardia: la richiesta di verifiche è sacrosanta.
«In materia di salute – scrive il giudice – è importante che la tutela sia anticipata e che la critica sia libera e feconda». Ed è qui che interviene Menchetti, spostando il tiro dall’azienda a chi questi dubbi dovrebbe sollevarli subito: «il silenzio delle istituzioni su questa vicenda è assordante». Ma le sentenze vanno ancora più affondo sulla vendita dei gessi come fertilizzante. Già, perché l’Agrigress proviene dalla stessa linea di produzione e dalle stesse sostanze chimiche utilizzate per la neutralizzazione del “gesso chimico”. E in questo caso è classificato come “rifiuto speciale non pericoloso”. «In pratica – continua la sentenza – il prodotto diventa rifiuto speciale non pericoloso oppure fertilizzante a seconda della destinazione». In questo senso, le preoccupazioni degli ambientalisti sono giustificate «dal fatto che ciò che viene commercializzato come fertilizzante non si distingue da un rifiuto». Storia chiusa? Macché. «Stiamo valutando la possibilità di querelare per calunnia Peter Huntsman, ad del gruppo Hutnsman Investment» dice Bertocci. Quel che è certo, invece, è che «ci attiveremo a breve per chiedere alle amministrazioni comunali, soprattutto di Scarlino e Follonica, che si compiano tutta una serie di analisi più approfondite».
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