La manifestazione
«Più ciclabili e strutture per le due ruote»
L’indignazione dei ciclisti per l’uomo che ha minacciato di investire anche due bambini con un suv a Punta Ala
GROSSETO. Ci sono ciclisti e ciclisti. Ci sono automobilisti e automobilisti. E ci sono ciclisti che sono anche automobilisti. Tutti, o quasi, una volta arrivati all’età di prendere la patente. Ma quello che è successo la scorsa settimana sulla strada di Punta Ala, quel suv che per ripicca punta addosso a tre ciclisti, due dei quali bambini di 12 anni, non è l’unico caso di comportamento scorretto alla guida. È successo altre volte, certo non questa violenza. E purtroppo, dicono gli appassionati delle due ruote, succederà ancora. «Perché le strade che abbiamo in Maremma - spiega Secondo Benedetti, presidente provinciale della Federciclismo - sono tra le più belle d’Italia, ma è anche vero che molte non sono sicure». Inforcare la bici e cominciare a pedalare, esattamente come aveva fatto Simone Galli la scorsa settimana. In fila indiana con la sua bambina davanti e un altro ragazzino. «Quello che si vede nel video - dice ancora Benedetti - è da condannare fermamente. Gli incidenti succedono, questo lo sappiamo tutti. Ma un conto è un incidente, un conto è il tentativo di investire delle persone che stanno facendo uno sport». Perché è vero che a Grosseto le strutture per chi ama pedalare ci sono, soprattutto per i bambini. C’è il velodromo in via Giotto, c’è la pista ciclabile, quella che da Grosseto va a Marina. «Ma è anche vero - dice ancora Benedetti - che quei due ragazzini che il prossimo anno correranno nella categoria Esordienti, cominceranno a fare le gare su strada e il terreno di allenamento sarà quello».
I ciclisti maremmani sono una schiera: i tesserati alla Federazione superano il migliaio di persone, i giovanissimi che sono iscritti invece alle scuole sono poco più di cinquanta. Loro hanno a disposizione il velodromo, due chilometri di pista protetta. Ma il ragionamento sull’utilizzazione delle strade per fare un giro in bici non riguarda soltanto chi aggancia le scarpe ai pedali. Riguarda anche chi sceglie di viaggiare in sella alla due ruote anche soltanto per andare a fare la spesa, o per muoversi in paesi dove le piste ciclabili non ci sono. «L’altro giorno un automobilista ha aperto lo sportello senza guardare - aggiunge il numero uno della federazione grossetana - e mi ha preso in pieno. Non lo ha fatto apposta, ma appunto, senza piste ciclabili può succedere».
Eppure sono gli stessi ciclisti a censurare, certe volte, i loro stessi comportamenti. «Perché siamo anche automobilisti e lo sappiamo cosa significa stare dietro a un gruppo di ciclisti che si allena o che sta facendo una gara su strada - aggiunge Maurizio Ciolfi, presidente della Marathon Bike - spesso quando siamo al volante abbiamo fretta e non vogliamo nemmeno considerare il fatto che qualcuno sta facendo qualcosa che in quel momento ci crea un ostacolo». In Maremma, comunque, episodi come quello subito dal ciclista di Roccatederighi non si vedono quasi mai. «È successo però che a volte dopo qualche vaffa - racconta Ciolfi - l’automobilista si sia fermato e dalle parole qualche ciclista è passato alle mani. Ma sono cose che capitano molto raramente». Insomma, la clacsonata ci può stare, il dito medio alzato anche. «Ma poi finisce lì - aggiunge il presidente della Marathon Bike - quello che però manca sono le strade per praticare questo sport. È vero, abbiamo una bella ciclabile e c’è il velodromo. Ma spesso siamo stati oggetto di insulti anche quando abbiamo organizzato gare su strade poderali dove non passa mai nessuno». Ogni giorno sulle strade succede anche questo. «Ma certo non un caso come quello che si vede nel video - dice - perché se quell’auto avesse investito il ciclista e i bambini, sarebbe stata una tragedia vera».
@francegori
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