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Grosseto

Martedì arriva l’orso ucciso in Abruzzo

Martedì arriva l’orso ucciso in Abruzzo

La carcassa sarà esaminata all’Istituto zooprofilattico. Che darà una consulenza anche su Daniza

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GROSSETO. Arriverà martedì a Grosseto la carcassa dell’orso trovato morto avvelenato sul ciglio di una ciclabile nelle campagne nell’Aquilano. La carcassa sarà sottoposta a esame necroscopico nel laboratorio nazionale di riferimento della medicina veterinaria forense, istituito nel 2008 presso la sezione grossetana dell’Istituto zooprofilattico della Toscana e del Lazio “Aleandri”.

L’orso è stato trovato morto venerdì 12 settembre. Ieri un’unità composta da due cani e un conduttore sono alla ricerca di eventuali bocconi avvelenati, visto che a una prima ricognizione visiva l’orso non presenta lesioni da trauma né ferite d’arma da fuoco. Sul caso indaga la procura di Sulmona.

C’è una novità anche nel caso dell’orsa Daniza, rimasta uccisa giovedì 11 settembre nei boschi del Trentino durante le operazioni di cattura. Com’è noto l’orsa non ha resistito alla narcosi praticata dai tecnici forestali in un tentativo di cattura disposta dalla Provincia autonoma di Trento in seguito all’aggressione subita da un cercatore di funghi nei boschi di Pinzolo nel giorno di Ferragosto.

La morte dell’orsa ha ulteriormente scatenato le polemiche sul fronte ambientalista, animalista e politico.

Gli ambientalisti sono preoccupati per i due cuccioli dell’orsa che sono rimasti senza madre. Ma chiedono anche che sia fatta chiarezza sulla morte del platigrado. C’è da capire cosa sia andato storto quando il dardo con l’anestetico, sparato dal veterinario che ha partecipato alla cattura, ha raggiunto l’orsa, che è spirata.

L’autopsia dovrebbe chiarire tutto, ma – come ha lasciato intendere Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente – molto dipenderà anche da dove verrà eseguita.

«Non sappiamo dove verrà effettuata – ha dichiarato Nicoletti a Italia-24News – ma se io dovessi farla chiederei all’Istituto zooprofilattico di Grosseto che ha una sezione specifica per quanto riguarda la medicina veterinaria forense, lì appunto ci sono degli specialisti che in casi come questo, dove c’è di mezzo anche la magistratura, a parte l’origine della morte che non è atto di bracconaggio o quant’altro, darebbe le garanzia maggiori».

L’istituto di Grosseto è infatti l’unico in Italia – e probabilmente in Europa – specializzato in veterinaria forense. La carcassa di Daniza si trova ancora nei laboratori dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Ma intanto l’Istituto zooprofilattico di Grosseto è stato chiamato per una consulenza.

Francesca Ferri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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