Il dolore
Il treno salta la fermata poi fa retromarcia e torna
Incredulità ieri mattina alla stazione: il Frecciabianca per Roma arriva lungo «È passato a velocità folle tra lo stupore di tutti». L’azienda: «Una svista»
GROSSETO. Il treno giusto, dice un adagio, passa una sola volta nella vita e, se non lo si prende al volo, non risulta che faccia marcia indietro per far salire a bordo chi era rimasto a terra.
Non così è stato ieri mattina per il Frecciabianca 9761 delle 8.36 per Roma. Che, saltata a piè pari la fermata grossetana, si è fermato, ha ingranato la retromarcia e ha fatto salire i passeggeri che, increduli, se l’erano visto sfrecciare davanti, oltre a far scendere quelli, non meno sbigottiti, che erano pronti a sbarcare. Ma quello del Frecciabianca non è stato un gesto di clemenza: è stata una dimenticanza bella e buona.
La racconta Pasquale Quitadamo, che abita a Baccinello, e che ieri mattina era in attesa del Frecciabianca al binario 1 per raggiungere Roma, dove lo aspettava una riunione del comitato direttivo di Amnesty International, di cui è membro.
«C’era una cinquantina di persone in attesa – spiega Quitadamo – i monitor segnavano che il treno era in orario e quando è stato annunciato agli altoparlanti ci siamo preparati». Il treno spunta in lontananza ma non dà segno di rallentare. E più si avvicina, più cresce l’incredulità della gente sulla banchina: quel treno non pare proprio fermarsi.
«Lo stupore – spiega il signor Pasquale – si è stampato sui volti di tutti i passeggeri quando hanno visto il treno passare in stazione a una velocità folle, davvero pericolosa anche per chi è oltre la linea gialla, senza fermarsi». Insomma, il treno è passato oltre. I tabelloni l’hanno subito cancellato dalla lista dei treni in transito e i passeggeri sono rimasti lì, a guardarsi negli occhi.
«C’erano due canadesi che avevano fatto un giro della Toscana in bici e andavano a Roma per prendere l’aereo. Ed erano esterrefatte – spiega Quitadamo –. Il loro accompagnatore è andato a parlare con il capostazione che gli ha detto che il treno sarebbe tornato indietro. Ed è stata questa l’unica notizia che abbiamo avuto in merito. Per il resto, nessun avviso, nessuna segnalazione agli altoparlanti. Niente».
Il treno era fermo a circa un chilometro oltre la stazione. «Qualche altro minuto – prosegue Quitadamo – e tra la divertita sorpresa dei più vediamo che, in retromarcia, torna alla stazione di Grosseto. Insomma, una comica». Fatti scendere e salire i passeggeri, il treno è ripartito con una ventina di minuti di ritardo.
Ma cosa è successo? Come è possibile per un treno dimenticare una fermata? E non è pericoloso che passi a velocità così sostenuta senza che i viaggiatori a terra sappiano che c’è un treno in transito e, anzi, siano preparati a un treno che si sta per fermare?
«Le fermate passeggeri in alcuni contesti sono solo manuali – spiegano da Trenitalia – e in questo caso quel che è successo è sotto gli occhi di tutti: c’è stata una svista. L’unica cosa fondamentale è che il Frecciabianca aveva la via libera, cioè davanti non aveva nessun altro treno. Non c’è mai stato un problema di sicurezza. È stato solo un disagio per chi doveva salire e scendere. Ma i macchinisti si sono sentiti con la sala operativa e, appena avute le autorizzazioni, sono tornati indietro. Il tutto si è risolto in 20 minuti». Trenitalia aggiunge che i sistemi di autofrenamento (sistema di controllo marcia treno) entrano in funzione solo se il treno supera un segnale rosso o la velocità di crociera. Resta l’amarezza, per i passeggeri di non aver ricevuto informazioni. Per non parlare di avere delle scuse.
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