Il Tirreno

Grosseto

Per le acque contaminate si va al Consiglio di Stato

di Alfredo Faetti
Per le acque contaminate si va al Consiglio di Stato

Il Tar aveva dato ragione alla Provincia sulla bonifica dei reflui di produzione ma la Tioxide contesta le analisi dell’Arpat e presenta un nuovo ricorso

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SCARLINO. La Tioxide non ci sta e porta la diffida davanti al Consiglio di Stato, dopo che il Tar ha dato ragione in primo grado alla Provincia di Grosseto. Al centro della contesa, le acque che circolano nel sistema di produzione dello stabilimento del Casone di Scarlino e che poi rimangono nel perimetro dello stesso. Liquidi con valori cancerogeni ben superiori ai limiti previsti per legge, come rilevato dai campionamenti Arpat fatti a inizio anno, attestando la presenza di una contaminazione. Da qui il verbale in Provincia, la diffida da parte di Palazzo Aldobrandeschi per effettuare quanto prima le bonifiche e l’impugnazione da parte del gruppo Huntsman, respinta dal Tar a giugno.

E leggendo il dispositivo, anche con una certa fermezza. «Avuto riguardo ai livelli di contaminazione accertati delle acque sotterranee oggetto di monitoraggio, nel bilanciamento degli opposti interessi coinvolti – recita la sentenza del Tar – appare prevalente l’interesse pubblico all’esecuzione degli interventi disposti con l’atto impugnato mentre non appare dedotta, e tanto meno, provata la sussistenza di un pregiudizio grave ed irreparabile per la ricorrente». Insomma, in casi del genere, l’interesse pubblico supera nel diritto quello privato. La Tioxide però è convinta di aver sempre operato nel giusto e che quei campionamenti non raccontano le cose come stanno sulle acque utilizzate nella produzione del biossido di titanio, utilizzate nell’impianto e smaltite a pie’ di fabbrica.

Sono questi, in buona sostanza, i motivi contenuti nel ricorso, poi respinto, presentato al Tar e probabilmente gli stessi che ora finiranno davanti al Consiglio di Stato, dove la Provincia si è costituita parte civile. È stato proprio l’ente, con un atto dirigenziale datato il 4 aprile, a diffidare la società per svolgere le bonifiche il prima possibile. È la normativa stessa a conferire questo potere alla Provincia. «Le amministrazioni che individuano siti nei quali accertino che i livelli di contaminazione sono superiori ai valori di concentrazione ne danno comunicazione alla Regione, alla Provincia e al Comune competenti» recita il Testo unico; dopodiché, «la Provincia, dopo aver svolto le opportune indagini volte ad identificare il responsabile dell'evento di superamento, diffida con ordinanza motivata il responsabile della potenziale contaminazione a provvedere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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