Il dolore
Marras: «Il Pit è un Leviatano burocratico»
GROSSETO. «L’agricoltura non è una minaccia per il paesaggio della Toscana, ma lo strumento che lo ha modellato. Solo a partire da questa consapevolezza, con il recepimento di osservazioni di...
GROSSETO. «L’agricoltura non è una minaccia per il paesaggio della Toscana, ma lo strumento che lo ha modellato. Solo a partire da questa consapevolezza, con il recepimento di osservazioni di sostanza, il nuovo Pit-Piano paesaggistico potrà ritrovare un equilibrio accettabile tra tutela pesistica ed esigenze dei produttori. Viticoltori o altro che siano: non mancano situazioni che vanno profondamente riviste».
Così interviene sul Pit Leonardo Marras, responsabile Attività produttive e agricoltura della segreteria regionale del Pd della Toscana e presidente della Provincia di Grosseto.
«L’approccio accademico del Piano – continua Marras – ha messo in evidenza un pregiudizio culturale che si è tradotto nella logica dei divieti a discapito di quella degli incentivi, relegando in secondo piano le politiche per l’agricoltura. Rovesciando il punto di vista... il vero strumento di tutela del paesaggio agricolo toscano, è senz’ombra di dubbio il Piano di sviluppo rurale (Psr)».
Per Marras una delle promesse mancate del Pit è la semplificazione procedimentale e la riduzione dei tempi di autorizzazione. «Il Pit, infatti, – dice Marras – sarà immediatamente prevalente sulle previsioni dei Piani territoriali e urbanistici, obbligando i Comuni a trasmettere sia al Ministero che alla Regione i piani strutturali e regolamenti urbanistici per sancirne la coerenza con il Pit. Dilatando oltremodo i tempi già lunghi e complessi di approvazione degli strumenti urbanistici, vista l’attuale inadeguatezza delle soprintendenze a fronteggiare le nuove competenze». Come se non bastasse, il Pit reintroduce un’ulteriore Conferenza di servizi per i Piani attuativi che investono beni paesaggistici.
Infine, l’Autorizzazione paesaggistica per i beni che ricadono in zona di vincolo (sia diretto che indiretto) prevede due pareri sullo stesso vincolo da parte della sommissione comunale e del soprintendente, presupposto per ottenere il permesso di realizzare l’intervento urbanistico-edilizio.
«Detta così – conclude Marras – appare un Leviatano burocratico amministrativo che rischia di aggravare enormemente il carico degli adempimenti a carico di imprese e autonomie locali».
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