Il Tirreno

Grosseto

Alluvione, sei morti e nessuna responsabilità

Alluvione, sei morti e nessuna responsabilità

La Procura ha chiesto l'archiviazione per le vittime del 2012 a Marsiliana, Capalbio e Albinia

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di Pierluigi Sposato

GROSSETO. Non ci sono responsabilità penali. Per l’alluvione del 12 novembre del 2012 che sconvolse la zona sud della Maremma, causando sei morti, la Procura non ha individuato responsabilità. E ha chiesto l’archiviazione.

In questi giorni sono in corso gli avvisi ai legali delle famiglie delle persone decedute. Il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi ha raccolto le conclusioni delle indagini delle forze dell’ordine e sopratutto quelle delle due consulenze fatte svolgere agli specialisti. E ha messo nero su bianco la richiesta di archiviazione, un’ottantina di pagine che dovrebbero includere parte dei passaggi salienti delle consulenze. Un fascicolo composto da tre faldoni ma anche e soprattutto dagli allegati scientifici. Una relazione generale, accompagnata da quelle puntuali degli specialisti: un lavoro che comprende tutto il bacino idrografico interessato dall’alluvione, dall’Amiata al mare, da Roccalbegna alla Giannella, e poi la costa a sud dell’Argentario. Per un anno e mezzo circa sono stati al lavoro i docenti del Politecnico di Milano, coordinati dal professor Enrico Larcan, capo del dipartimento di ingegneri idraulica, e quelli dell’Università di Pisa (l’ingegner Sassu si è occupato in modo particolare del caso Pelagone di Capalbio). Entrambe giungerebbero a conclusioni similari.

Marsiliana. Non sono state ravvisate responsabilità umane per il crollo del ponte di Marsiliana, dove persero la vita Paolo Bardelloni, 59 anni, di Massa Marittima, Antonella Vanni, 48 anni di Larderello, Maurizio Stella, 47 anni, di Follonica. Dipendenti dell’impianto geotermico Green Power di Larderello (Pisa) che quella sera stavano tornando da un corso a Roma: la Fiat Punto dell’azienda fu inghiottita da una voragine che si era aperta a una delle estremità del ponte, che sarebbe dovuto essere chiuso al traffico.

Pelagone. Non ci sono responsabilità per la morte di Giovanni Serrati, 73 anni, di Capalbio: quella sera si era trovato a passare con la sua auto su un ponticello travolto dalla furia delle acque del Pelagone.

Morta dopo due mesi. Non ci sono responsabilità di terzi per la morte di Lidia Balocchi, 73 anni, deceduta a due mesi dall’alluvione. Rimase travolta da un’ondata di fango mentre viaggiava sull’auto con il figlio.

Annegato sul lago. Non ci sono responsabilità per la morte di Gheorghita Sirghi, 35 anni, bracciante romeno, il cui corpo era stato recuperato ai margini del lago di Burano. Era stato il fratello a denunciare la scomparsa, non avendolo visto tornare a casa dopo una serata trascorsa con gli amici. La Procura aveva chiesto già un anno fa l’archiviazione, non rilevando cause esterne a quella che dovrebbe essere stata una morte del tutto accidentale: Gheorghita era morto annegato, travolto dalla piena che lo aveva sorpreso per strada.

La Procura ha fatto gli avvisi, le parti faranno le loro valutazioni dopo aver preso visione del ponderoso materiale raccolto nel corso delle indagini. Su alcuni casi particolari, gli specialisti nominati dalle famiglie hanno raggiunto delle conclusioni opposte, già anticipate su queste pagine. Pool di esperti si sono messi al lavoro con una strumentazione in molti casi di avanguardia. È verosimile, considerate appunto le conclusioni anticipate, che i legali dei familiari dei tecnici Enel si oppongano alla richiesta di archiviazione. L’ultima parola spetterà al giudice delle indagini preliminari.

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